ROBERT PATTINSON: GIOVANE FASCISTA IN “THE CHILDHOOD OF A LEADER”!

Frenesia ed impazienza per The Childhood of a Leader di Brady Corbet, basato sull’omonimo racconto scritto nel 1939 da Jean-Paul Sartre e proiettato a Venezia lo stesso giorno (5 settembre) dell’altro grande atteso Equals. Ne Il muro, volume da cui è tratta l’opera del neoregista statunitense, siamo in pieno esistenzialismo, corrente filosofica di cui lo scrittore francese, che guarda il mondo con occhio nichilistico, era una vera e propria autorità. Tutti i personaggi del libro si trovano imprigionati in una vita statica, situazione dalla quale non riescono ad uscire. Charles Marker, ragazzo alla ricerca di un’identità, tra una sessualità complessa, impulsi sadici e un ego smisurato, si trova davanti a risvolti sociali, politici e psicologici che che lo porteranno a divenire un capo fascista durante la Seconda Guerra Mondiale.

Ma perché lo aspettiamo? Sicuramente la presenza nel cast di Robert Pattinson, disturbato giovane fascista, elegantissimo in smoking e con la barba, è uno dei motivi. Pattinson, da teen idol si sta imponendo come nuova icona dell’universo cinema. L’attore ha osato ed è stato premiato: da Cronemberg a Herzog ha accettato ruoli intensi che hanno svelato un talento inaspettato ai tempi di Twilight. Oltre a Venezia sarà presto sul grande schermo con Life firmato da Anton Corbijn, biopic su James Dean e l’amico fotografo Dennis Stock, due personalità folgoranti e anticonvenzionali, in anteprima italiana il 17 settembre al Milano Film Festival e in sala ad ottobre.
Non solo, Bérénice Bejo, protagonista accanto a Jean Dujardin di The Artis, firmato dal marito Michel Hazanavicius (Premio Oscar come miglior film nel 2012), la “giovane ninfomane” dallo sguardo smaliziato di Lars Von Trier, Stacy Martin, e la briosa attrice Yolande Moreau, formano un trio femminile nel film che è sinonimo di cinema d’autore.
Infine c’è la curiosità di vedere come se l’è cavata il ventisettenne Brady Corbet al suo debutto dietro la macchina da presa. Per il suo esordio infatti ha scelto una materia viva, a tratti scivolosa. La probabilità di creare un grande successo o un disastro totale è la medesima, la speranza invece è quella che Corbet sia riuscito a evitare la banalità, conferendo ai personaggi sfumature e contraddizioni dell’animo umano, proprio come a suo tempo aveva fatto la penna di Sartre.

Rudy Ciligot

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