Chris Columbus su Harry Potter: “Mi sarebbe piaciuto dirigere gli ultimi due film”

Il regista si è raccontato in una nuova intervista a Collider, svelando anche alcuni retroscena sulla sua esperienza alla regia dei primi due film

Il franchise cinematografico di Harry Potter è uno dei più amati e riusciti adattamenti da libro a schermo della storia. L’intero universo potteriano nato dalla penna di J.K. Rowling è diventato nel corso degli anni un vero e proprio brand miliardario, saldamente posizionato nell’olimpo dei marchi più remunerativi della storia accanto a Star Wars o ai supereroi dei Marvel Studios.

Riuscire a creare una saga così importante, tuttavia, non è stato compito facile, soprattutto all’inizio, quando bisognava concepire l’intero universo a partire dal primo film, Harry Potter e la Pietra Filosofale. Gran parte di quella fatica è ricaduta, c’è da dirlo, sulle spalle del regista Chris Columbus, il quale, ovviamente sorretto dalle finanze della Warner Bros, ha dovuto capire come progettare visivamente tutto il mondo magico e anche trovare gli attori giusti. Un compito non facile, per il quale il regista di Mamma, ho perso l’aereo e Mrs. Doubtifire, soprattutto i primi tempi, ha sentito parecchia pressione, come rivelato in una recente intervista con Collider:

“La realtà è che la pressione del mondo era su di noi, su di me in particolare perché sapevo che se avessi mandato tutto all’aria, era finita. E questo libro non poteva essere mandato all’aria. Così sono dovuto andare sul set ogni giorno come se avessi i paraocchi, cercando di non pensare al mondo esterno. Questo era molto più facile 19 anni fa, prima che internet esplodesse”. 

“Nel girare il primo film ebbi moltissima ansia. Le prime due settimane pensavo che mi avrebbero licenziato ogni giorno. Tutto sembrava andare bene, ma nella mia testa pensavo solo che se avessi sbagliato qualcosa, se avessi fatto qualche cavolata, sarei stato licenziato. Ed è stato intenso. Non ho lasciato trasparire quelle ansie sul set, non ero frustrato, non sono uno che urla, vado d’accordo con tutti e voglio che tutti si sentano parte di una famiglia, quindi dovevo solo nascondere quel lato delle mie emozioni”.

Il grande successo ottenuto dalla prima pellicola ha tolto tantissima ansia in Columbus, che ha ammesso di aver girato il secondo, Harry Potter e la Camera dei segreti, con molta più tranquillità addosso:

“Quando il primo film si è dimostrato un grande successo, mi sono divertito molto di più sul set di La camera dei segreti. Ho potuto davvero lasciarmi andare e imprimere più stile personale al film. È stata una scelta molto specifica, lo stile del primo film, ma in parte perché siamo stati come ‘inscatolati’: avevamo tre telecamere alla volta sui ragazzi, che comunque erano molto piccoli, non erano mai stati sui set cinematografici, quindi dicevano una battuta, guardavano nella cinepresa e sorridevano. Recitare in Harry Potter significava il mondo per loro, e la prima settimana erano così contenti che sorridevano sempre, come se fossero in trance. Anche questo fu un dettaglio che dovemmo aggiustare e migliorare”.

Columbus ha passato le redini della regia ad Alfonso Cuaron a partire dal terzo capitolo, Il Prigioniero di Azkaban, ma ha ammesso che gli sarebbe piaciuto tornare nel franchise, nello specifico che gli sarebbe piaciuto molto adattare il libro finale:

“Ho sempre voluto tornare indietro e girare gli ultimi due film, ma Yates ha deciso che sarebbe rimasto fino alla fine, ed è stata una grande cosa da fare perché amo particolarmente l’ultimo film. Penso che la seconda parte de I Doni della Morte sia proprio un film brillante”.

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