Happiest Season, intervista a Kristen Stewart: «È arrivato il momento di raccontare storie come questa»

Bella e Twilight sono ormai un lontano ricordo. Adesso c’è solo Kristen

Dopo aver recentemente esplorato le strade della fantascienza e dell’azione grazie a Underwater e Charlie’s Angels, Kristen Stewart tenta adesso quella della commedia natalizia. Happiest Season promette di regalarci una versione inedita e frizzante dell’attrice diventata una star grazie alla saga di Twilight. Ecco quello che la Stewart ci ha raccontato del suo nuovo film.

Cosa l’ha attirata verso questo progetto?
È una storia piena di dolcezza. Uno di quei racconti che ti lasciano soddisfatta. Mi sono sempre piaciuti i film in cui il protagonista che torna a casa per le feste e non è necessariamente lo stesso di prima.

Farti accettare o addirittura amare dalla tua famiglia è un percorso emotivo emozionante da sviluppare.
Quando lasci casa per la prima volta e inizi a cercare te stessa vai incontro a un momento di crescita molto veloce, devi dimostrare di essere la stessa persona con un bagaglio maggiore di esperienze. Magari sei cresciuta in una direzione diversa rispetto alle aspettative dei tuoi genitori e il loro istinto iperprotettivo può rendere complicato il processo di comprensione.

Quanto è importante che film come questo parlino di libertà sessuale e accettazione? Lo considero fondamentale. Sono cresciuta a Los Angeles, dove c’è una discreta libertà in termini di rappresentazione. Ma posso immaginare cosa significhi vivere invece in una comunità dalle vedute più ristrette in termini di identità. Ci sono ancora ambienti in cui se non rientri nelle convenzioni, se non somigli alle persone ritenute “normali”, rischi di venire emarginata. Dobbiamo cominciare a parlare di questi problemi nella maniera più aperta possibile.

Ci sono tratti di Abby che la rendono vicina a lei?
Ammiro molto il carattere di Abby: solido ma sensibile, dotato di pazienza e capace di non mettere le proprie emozioni al centro di tutto. I personaggi di Happiest Season sono amabili, pieni di difetti ma alla fine capaci di ascoltare veramente l’un l’altro. Mostrano la loro umanità con schiettezza e posseggono un reale desiderio di migliorare come esseri umani.

L’ha aiutata in qualche modo essere diretta da una regista che è anche attrice?
Mi ha ispirato molto. Per diventare regista serve un tipo di ego che io non posseggo. Solo di recente mi sono ritrovata con qualcosa che voglio realizzare, quel tipo di storia che senti di poter trasporre in immagini, rendere interessante. Questo è il modo in cui alcuni registi con cui ho lavorato mi hanno ispirato: hanno trovato il momento giusto per raccontare ciò a cui tenevano.

Adriano Ercolani

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