IL SEGRETO DEI SUOI OCCHI

Secret in Their Eyes, Usa, 2015 Regia Billy Ray Interpreti Chiwetel Ejiofor, Nicole Kidman, Julia Roberts Distribuzione Good Films Durata 1h e 48′

In sala dal 

12 novembre

Mentre New York è sconvolta dall’attentato dell’11 settembre, la figlia di un’agente dell’FBI viene ritrovata brutalmente assassinata. Nonostante l’impegno di un collega poliziotto e di un procuratore legale, dopo tredici anni il caso non è ancora risolto e l’assassino sembra protetto da qualcuno. Ma la soluzione si avvicina e sarà sconvolgente.

Billy Ray (molte sceneggiature e altri due film da regista, L’inventore di favole, 2003 e The Breach, l’infiltrato, 2007), ha tratto questo film dall’omonima pellicola dell’argentino Juan José Campanella, che nel 2010 fu premiata con l’Oscar al film straniero. Ne ha mantenuto la struttura, cambiando però epoca e ambientazione (là gli oscuri anni Settanta argentini dei desaparecidos, qui l’attentato alle Twin Towers), vittima (là una novella sposa qui la figlia di una poliziotta) e finale. Dal punto di vista narrativo è fondamentale la scelta dell’11 settembre perché fornisce una spiegazione sostanziale al minor impegno dedicato a un omicidio “normale”, rispetto all’emergenza antiterrorismo trasformata in paranoia. Il delitto e i colpevoli si perdono nelle pieghe della sicurezza nazionale e la soluzione sembra passare giocoforza attraverso l’ossessione dei singoli inquirenti nel trovare giustizia (o vendetta?) in una vicenda che il regista preferisce immergere in scene quasi sempre buie. Il bravo Chiwetel Ejiofor (12 anni schiavo) nel ruolo di Roy, ex poliziotto che non ha mai smesso di indagare, tiene testa a una coppia di regine dello schermo. Julia Roberts dà alla sua Jess, detective segnata dall’omicidio della figlia, toni dimessi e nevrotici al tempo stesso, senza preoccuparsi di apparire quasi sciatta, mentre Nicole Kidman, nei panni di Claire, procuratore e vecchio amore ideale di Roy, ritrova guizzi d’attrice di razza dopo diverse prove opache. Il film esce a testa alta dal confronto con l’originale argentino, che rimane però più… “originale”. Un remake a così breve distanza di tempo finisce un po’ per confondere le idee.

Valerio Guslandi

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