LEVIATHAN

Id., Russia, 2014 Regia Andreï Zviaguintsev Interpreti Elena Lyadova, Vladimir Vdovichenkov, Aleksey Serebryakov Sceneggiatura Andreï Zviaguintsev, Oleg Negin Produzione Seergey Melkumov, Alexander Rodnyansky Distribuzione Academy Two Durata 2h r 20′

In sala dal

7 maggio

In una cittadina vicino il mare di Barents, nel nord della Russia, tra scheletri di balene sulla spiaggia, abitazioni in rovina e carcasse di navi, un uomo, proprio come il biblico Giobbe, perde tutto. Prima la bellissima casa dove è nato, strappatagli dal sindaco che vuole a tutti i costi la sua terra, poi la moglie e infine la propria libertà.

Non c’è spazio per la speranza in Leviathan del russo Andreï Zviaguintsev (Il ritorno, Leone d’Oro a Venezia nel 2003, Elena), che con il titolo del film rimanda al mostro marino dell’Antico Testamento e al libro del filosofo Thomas Hobbes, tracciando attraverso il destino del protagonista un buio apologo su un paese oggi schiacciato da malaffare, degrado morale e sociale, incarnati da un sindaco corrotto in combutta con un vescovo. Ma la storia dell’uomo impegnato in una disperata lotta per sopravvivere a quello Stato che esercita un potere assoluto sui cittadini e che li schiaccia fino a disintegrarli è ispirata anche alla vicenda di un saldatore del Colorado, tormentato dai nuovi proprietari del terreno dove aveva la propria officina, e al romanzo Michael Kohlhaas di Heirinch von Kleist. ambientato ai tempi di Martin Lutero. Come a dire che al di là dei riferimenti alla Russia di oggi, il film rimanda a un destino universale, quello dell’eterno conflitto tra individuo e autorità.

Splendidi paesaggi assistono immobili e indifferenti al dolore di chi li abita e, lontani dal rimandare a un magnifico Artefice, restituiscono tutta la desolazione e la solitudine umana su questa Terra. Vivere liberi o schiavi, questa è secondo il regista, la grande alternativa di fonte alla quale si trova l’uomo di ogni epoca e società, costretto a fare i conti con il sistema e a lottare invano per una giustizia tutta terrena. Premiato all’ultimo Festival di Cannes per la sceneggiatura, vincitore di numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui il Golden Globe per il miglior film straniero, il film è stato attaccato e censurato dal governo di Mosca, che pure lo aveva sovvenzionato con fondi pubblici. “Un manifesto anti russo confezionato per l’occidente”, questa l’accusa rivolta al film, che la stessa Russia ha poi scelto come rappresentante del paese agli Oscar. Molti dialoghi sono stati tagliati per “turpiloquio”, e parte della Chiesa si è scagliata contro il regista, mentre un’altra parte ha paragonato il coraggio di Zviaguintsev a quello di Pushkin e Dostoevskij, anche’essi accusati di antipatriottismo per aver detto la verità.

Alessandra De Luca

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