“SPLIT”: LA RECENSIONE DEL NUOVO THRILLER DI M. NIGHT SHYAMALAN

Usa, 2016 Regia M. Night Shyamalan Interpreti James McAvoy, Haley Lu Richardson, Brad William Henke, Betty Buckley, Anya Taylor-Joy, Jessica Sula, Kim Director Distribuzione Universal Pictures Durata 1h e 57’

Al cinema dal 26 gennaio 2017

Tre adolescenti vengono rapite e segregate in uno strano abitacolo. Il loro sequestratore Kevin (diciamo così) ben presto si rivela come uno schizofrenico seriale affetto da ben 23 personalità distinte (“noi siamo quello che crediamo di essere”), la più inquietante in attesa di sbocciare (“voi siete cibo sacro”). Unico anello di collegamento con la realtà (diciamo sempre così) la sua anziana psichiatra che oltre a ignorare quello che ha fatto è convinta che la multipersonalità possa rappresentare un fatto evolutivo della psiche umana, in grado di acquisire potenzialità insospettabili. Peraltro, tre le prigioniere, anche l’introversa Casey ha i suoi bei segreti da nascondere.

Salutato come cineasta prodigio rivivificatore anche in senso intellettuale del cinema fantastico (Il sesto senso), con gli anni M. Night Shyamalan è sceso a più miti propositi, causa anche qualche film non completamente riuscito (vedi, anzi meglio di no, L’ultimo dominatore dell’aria, 2010 mentre il quasi famigliare The Visit, 2015 è invece piuttosto interessante). Comunque è sempre sufficientemente astuto (vedi anche la serie tv Wayward Pines) per strizzare l’occhietto al suo pubblico. Qui con una trama che sembra “rubata” agli anni ’80 e ’90 (i personaggi dalla multipersonalità alla De Palma, le adolescenti preda dei mostri alla Craven, le atmosfere spiccie e asettiche alla Carpenter) imbastisce uno psicho-thriller senza infamia e senza lode, ma vedibile.

In effetti James McAvoy, pur indaffarato nel variare tra tic e modi di parlare i suoi personaggi (che si tratti di un attore di vaglia non v’è dubbio), non è proprio credibilissimo in qualche sua truculenta “metamorfosi”, mentre per altri motivi sono molti interessanti la cupa Anya Taylor-Joy, dai terrificanti retroterra familiari (eh, la combinazione!) e la dottoressa Betty Buckley, curiosa figura molto ben tratteggiata (apparsa nel Carrie di De Palma e in E venne il giorno di Shyamalan, ma soprattutto nel tv La famiglia Bradford). Sul finale, tanto per confermare la guitteria furbetta del cineasta di cui si accennava sopra, non manca la citazione accenno a uno dei suoi film del bel tempo che fu (Unbreakable) e a pronunciarla è nientemeno che lo stesso Bruce Willis, in vacanza tra un B movie e uno spot.

Massimo Lastrucci

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