OSCAR, NOMINATION 2015: LA RIVINCITA DEL GRANDE CLINT

DI MARCO GIOVANNINI

La rivincita del grande Clint, umiliato, più che dimenticato, dai Golden Globes: ben 6 nomination per il suo American Sniper, che finora sembrava stato capito solo in Italia, compreso ovviamente il film (ma allora perché non anche la regia?). Anche perché il bravo Bradley Cooper (terza nomination consecutiva come attore e prima come produttore), mica si è diretto da solo…
Vendetta anche per per Steve Carell, doppia nomination in Foxcatcher (una per lui e una per il suo fantastico naso nella categoria make up). Giusta anche la nomination per il suo partner Mark Ruffalo (c’è anche una canzone, Lost Stars, da un altro suo bel film, Begin Again). Ma per l’ottimo Foxcatcher, vale il ragionamento opposto a quello di American Sniper: se è stato nominato il regista, Bennett Miller, come mai non il film? Miller, comunque, conserva una media straordinaria: ha girato finora solo 3 film e per Capote e Foxcatcher è stato nominato lui, per L’arte di vincere, il film.
Snobbati invece ancora due geniali filmaker che Hollywood considera presuntuosi, arroganti e fuori dal coro: e Christopher Nolan e il suo Interstellar (5 nomination tecniche, a parte la musica) e David Fincher per L’amore bugiardo (nomination solo per la protagonista, l’Hitchcokiana Rosamund Pike, che continua il suo personale derby con Reese Witherspoon, che aveva opzionato il romanzo Gone Girl per se stessa; la sua coraggiosa scelta di riserva, Wild, sta pagando bene). L’assenza di Angelina Jolie, regista di Unbroken, sarà invece forse vendicata dal suo geniale direttore della fotografia Roger Deakins, alla sua dodicesima nomination.
Fa piacere invece che qualcuno si sia ricordato di Lo sciacallo-Nightcrawler almeno per la sceneggiatura di Dan Gilroy, che era anche il regista del piccolo bel film, nonché il marito della rediviva René Russo (peccato per l’assenza di Jake Gyllenhaal, intenso protagonista).
Applausi sinceri invece per la scelta di ben 2 film nella cinquina dell’animation fuori dalla mafia delle grandi produzioni degli Studios: sono due autentiche e originalissime poetiche perle, l’irlandese Song of the Sea e il giapponese La storia della principessa splendente.
Fanno poca notizia invece la settima nomination di Robert Duvall (The Judge), 42 anni dopo la prima per Il padrino, e la diciannovesima di Meryl Streep (Into the Woods), 35 anni dopo la prima per Il cacciatore.

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