#CIAKINVIAGGIO: MILANO DUEMILA – I 5 FILM DA (RI)VEDERE

Milano, la città di Expo 2015, chiacchierata e giudicata da chi non la conosce, è stata al centro di tanti film, libri e canzoni più o meno recenti, descritta spesso attraverso stereotipi: da una parte, le modelle e i calciatori che vengono fotografati in discoteca, i festini e la cocaina che impazza nei piani alti (quelli in cui il “vero milanese”, a essere sinceri, non sa neppure bene dove si trovino); dall’altra, la delinquenza delle periferie, tra campi rom e degrado, mentre sullo sfondo regna il grigiore della nebbia e dell’indifferenza. Nel mezzo, il “milanese medio”, perennemente di corsa, stressato, poco incline alle relazioni sociali e sull’orlo di una crisi di nervi, inevitabilmente imbruttito. È venuto spontaneo, così, pensare a quali siano stati i titoli del nuovo millennio che hanno descritto Milano nella maniera più sincera possibile, in grado di cogliere gli aspetti più autentici e lontani da ogni luogo comune.

Ecco a voi Milano Duemila, i film da non perdere ambientati nel capoluogo lombardo.

5 FAME CHIMICA (2003)Fame chimica
Antonio Bocola, Paolo Vari

Un piccolo cult metropolitano ambientato alla Barona, uno dei quartieri che sono stati maggiormente citati sulle pagine di cronaca nera dei quotidiani, ma ora ben avviato sulla via della riqualificazione. Sul tema delle periferie milanesi, resta il lungometraggio più riuscito e credibile, malgrado lo stile adottato dai due filmmaker Vari e Bocola sia piuttosto scarno, con un budget che non supera gli 800 mila euro. Un linguaggio trasparente, che evita ogni rischio di spettacolarizzazione; e se può far sorridere la caratterizzazione dei protagonisti (lo spacciatore “zarro” amico del giovane precario politicizzato), si ha la sensazione di un’opera capace di trasmettere l’idea di una realtà emarginata e di una generazione alla confusa ricerca di un futuro. Da segnalare la presenza di un’ottima ventiquattrenne Valeria Solarino.

4 HAPPY FAMILY (2010)Happy Family
Gabriele Salvatores

Bel tentativo di Gabriele Salvatores di adattare la commedia italiana alle stilizzazioni e alla poetica di Wes Anderson, prima di Moonrise Kingdom ma dopo I Tenenbaum e Il treno per il Darjeeling. Ottimo cast (simpatico Fabio De Luigi, irresistibile Diego Abatantuono, malinconico Fabrizio Bentivoglio) e una Milano solare, romantica, affettuosa, tra i Navigli, Porta Genova, Brera e il Teatro Carcano. Bellissime, in modo particolare, alcune riprese che puntano verso l’alto, verso le guglie del Duomo e le terrazze colme di fiori dei palazzi borghesi del centro. Obbligatorio menzionare la colonna sonora che spazia da Simon & Garfunkel al Notturno n. 20 di Chopin.

3 A CASA NOSTRA (2006)A casa nostra
Francesca Comencini

Questo è un film duro, che punta il dito contro Milano e alcuni dei suoi loschi individui, in modo particolare politici e banchieri. Ma lo fa senza fronzoli, in maniera aggressiva e priva di moralismi, senza concessioni a pericolose tentazioni bozzettistiche e caricaturali. Francesca Comencini la descrive nella sua meschinità, perché è altrettanto consapevole della sua bellezza. Si distingue, inoltre, per gli interpreti: su tutti Valeria Golino, nel ruolo di un capitano della Guardia di finanza, e Luca Zingaretti, impegnato con illegali operazioni finanziarie, ma lasciano il segno anche Laura Chiatti, efficacissima “mantenuta”, e Giuseppe Battiston, benzinaio uxoricida.

2 COME L’OMBRA (2006)Come l'ombra
Marina Spada

Il secondo capitolo di una trilogia della cineasta milanese sulla Milano meno appariscente, dopo Forza cani (che raccontava di squatter e di fabbriche abbandonate) e prima del più celebre Il mio domani (che si sofferma sulla Milano manageriale). Ambientato durante l’estate, in una città praticamente deserta, racconta la storia di una poco più che trentenne agente di viaggio (Anita Kravos), un po’ insofferente, ma responsabile e tollerante. Un bellissimo ritratto femminile e uno sguardo attento sulle solitudini di chi vive in una metropoli. Sullo sfondo, una meravigliosa Porta Romana. Il titolo è preso da un verso della poetessa Anna Achmatova.

1 IO SONO L’AMORE (2009)Io sono l'amore
Luca Guadagnino

Film di un’ambizione spropositata, che conta probabilmente più detrattori che estimatori. Meravigliosamente incompiuto, ma elegante, raffinato. Parla di una Milano ricca, nobile, che sta inesorabilmente attraversando un declino senza possibilità di sosta. Girato in maniera entusiasmante, sopperisce alla mancanza di un vivace impianto narrativo con la sola bellezza dei luoghi e degli ambienti, protagonisti aggiunti (non si può evitare di citare anche una Sanremo di una classe sopraffina, dagli odori di biancospino e dai sapori ruspanti dell’entroterra). Viscontiano non soltanto nell’estetica ma anche nell’anima, offre a Tilda Swinton un’interpretazione sensazionale in una carriera già di per sé strepitosa.

Emiliano Dal Toso