“FURY”: LA RECENSIONE

Id. Usa, 2014 Regia David Ayer Interpreti Brad Pitt, Shia LaBeouf, Logan Lerman, Jon Bernthal Sceneggiatura David Ayer Produzione David Ayer, Bill Block, John Lesher, Ethan Smith Distribuzione Lucky Red Durata 2h e 14′

In sala dal 

2 giugno

Anno 1945, l’esercito tedesco arranca sotto l’avanzata alleata. L’inesperto Norman Ellison viene aggregato all’equipaggio di un carrarmato (modello Sherman) al comando del sergente Don “Wardaddy” Collier. Lanciati sempre all’avanguardia, i nostri litigiosi e stressati eroi entreranno in Germania, tra città devastate e missioni sempre più pericolose, sino a scontrarsi con un intero battaglione nemico in ritirata.

Non pensiamo alla Storia. Qui, a parte il quadro generale e le annotazioni tecniche sulle diverse caratteristiche e duttilità dei carri armati americani e tedeschi, c’è soprattutto action e pathos. Un po’ come certi western tumultuosi e scorrettissimi tardi anni ’60 (qualcuno ha scomodato Peckinpah? Beh, giusto per dare l’idea). I 5 yankees si differenziano per caratteri e cultura, il mistico convive con il brigante, l’idealista con il cinico, probabilmente il democratico con il repubblicano, fanno insomma “mucchio quasi selvaggio”. E dopo un insolitamente curioso, e dal regista davvero ben giocato, incontro con il gentil sesso, ovvero sentimenti basici, ruvidità e desiderio di normalità, l’avventura tocca il vertice con uno scontro all’ultima violenza; una fiumana nemica contro gli asserragliati nel thank, quasi come certe goduriose epiche spicciole di tanto cinema di Hollywood del tempo che fu, canagliesco e irresistibile (con gli assedi quasi senza via di scampo: indiani, messicani a Fort Alamo, barbari, vichinghi, arabi ecc., c’è solo l’imbarazzo del nemico, non dello schema).

David Ayer è uno sceneggiatore regista da action/thriller urbano (La notte non aspetta, End of Watch, più, nello stesso 2014, uno sgangherato e travolgente Sabotage, quasi un cult ancora da noi inedito, con Schwarzenegger); certamente punta al cazzotto allo stomaco, ma non è privo di finezze narrative, senza eccessi di volgarità o stucchevoli scemenze ideologiche. Del resto Brad Pitt, che qui è anche coproduttore esecutivo, non glielo avrebbe permesso: ed è lui, sporco e cupo, a guidare un team artistico (Shia LaBeouf, Logan Lerman, Michael Peña, il già notato in tv – The Walking Dead capitoli uno e due – Jon Bernthal) macho ma non machista.

Massimo Lastrucci

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