Cyrano, il classico riletto nel film di Joe Wright con Peter Dinklage – Recensione

Fedeltà e licenze nell'adattamento del musical ispirato alla commedia di Edmond Rostand.

Lo conosciamo come appassionato dei grandi classici della letteratura, che ha già adattato per il grande schermo nei precedenti Orgoglio e pregiudizio, Espiazione, Anna Karenina e Pan, non sorprende che Joe Wright abbia voluto aggiungere il Cyrano di Edmond Rostand alla sua filmografia. Più precisamente, stavolta l’ispirazione del film con Peter Dinklage viene dall’omonimo musical di Erica Schmidt, che già aveva approfittato della star di Game of Thrones nella rilettura portata sul palcoscenico del Guggenheim di New York.

Cyrano, il trailer ufficiale del musical con Peter Dinklage

Cyrano trascina gli spettatori in una sinfonia di emozioni attraverso la musica, il romanticismo e la bellezza, rileggendo in chiave cinematografica la storia senza tempo di uno dei più celebri e travolgenti triangoli amorosi di tutti i tempi. Un uomo all’avanguardia rispetto alla sua epoca, Cyrano de Bergerac (Peter Dinklage), incanta il pubblico sia con brillanti giochi di parole nelle sfide verbali sia con la sua abilità con la spada nei duelli. Cyrano però non ha avuto il coraggio di dichiarare i suoi sentimenti alla splendida Roxanne (Haley Bennett), convinto che il suo aspetto fisico non lo renda degno dell’amore della sua più cara amica. A sua volta innamoratasi a prima vista del cadetto Christian Neuvillette (Kelvin Harrison)…

Un Cyrano innamorato e ostinato, dalla narice regolare, ma discriminato e dileggiato per tutt’altre caratteristiche fisiche. Amico e non cugino della bellissima Rossana – di nuovo la Haley Bennett con cui aveva fatto coppia nelle serate live – Dinklage mostra delle ombre e delle debolezze che non ci aspettavamo. Intriganti quelle del personaggio, dichiaratamente vittima del proprio orgoglio, meno quelle dell’interprete. E se la sua prova d’attore è come sempre convincente e intensa (per quanto il momento migliore sia nel duetto finale con un immenso Ben Mendelsohn), la teatralità della materia scatena un profluvio di mossette e smorfie al limite del tic che in altri casi – tenute maggiormente sotto controllo – potevano esser considerate tranquillamente tra i suoi pregi.

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A lui si chiede di tenere la scena, di riempire lo schermo, compito assolto con sicurezza, e di limitare i danni nelle poche performance canore, studiate e calibrate nell’arrangiamento in modo da permettergli di dare il proprio apporto anche in questo campo. Ma in generale le musiche affidate ai The National, gruppo indie rock di Cincinnati, per quanto organiche alla narrazione, non appaiono in grado di aggiungervi quel quid che ci si aspetta da un’opera del genere.

Impreziosita invece dalle location siciliane della Cattedrale di Noto (è lo sfondo dell’affascinante incipit teatral-carnacialesco) del Castello Maniace sull’isola di Ortigia e della Chiesa di San Matteo a Scicli, su tutte. E resa unica più che dal cambio di protagonista mutuato dal musical più recente, dalla convivenza di licenze e fedeltà al testo originale che Wright riesce a produrre. Sicuramente il motivo principale per ammirare questo nuovo Cyrano de Bergerac, ma decisamente e assolutamente solo al cinema!

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