GO WITH ME: LA RECENSIONE

Molestata dal brutale Blackway (uno che trancia la testa ai gatti così, tanto per dimostrare qualcosa), Lilian, tornata nel villaggio di montanari e boscaioli dove abitò da ragazzina, si rivolge per avere giustizia allo sceriffo del posto che, misteriosamente impaurito, le consiglia di andare via o di chiedere aiuto a qualcuno che lavora alla segheria. Lì al nome di Blackway tutti trasecolano e si ritraggono, tranne l’anziano Lester e l’aitante e balbuziente Nate. Perché il bravaccio è l’ex vicesceriffo del paese ed è veramente un tipo losco e cattivo, anche se forse stavolta ha trovato chi non è più disposto a subire: «una volta che cominci devi andare sino alla fine. Non ci sarà la marcia indietro. Sei pronta a farlo?».

Go with Me (conosciuto anche come Blackway) è un revenge movie che sembra sempre voler dire qualcosa in più che però non dirà mai. Costruito tutto sull’aspettativa dello scontro “chiarificatore” tra il feroce bravaccio (nonché criminale, perché uno il castigo se lo deve proprio meritare) e i tre apparentemente dimessi giustizieri, più che mostrare la violenza in atto la indica, qualche volta la accenna (o la suggerisce se lo si preferisce) e quindi anche l’apoteosi della resa dei conti arriva alla fine un po’ sgonfia. Meglio concentrarsi allora sugli insoliti panorami montani della costa Usa orientale (le riprese sono state effettuate nella canadese Columbia Britannica), là dove le foreste sono come un triangolo delle Bermude in cui è facile scomparire. Daniel Alfredson viene dalla Svezia e qui si gioca un po’ del credito facile accumulato con La ragazza che giocava col fuoco e La regina dei castelli di carta (quelli con Noomi Rapace da Stieg Larsson). E tutto sommato in questa favola nera (sì perché l’aria che si respira ogni tanto è questa) la direzione degli attori si mostra diligente e attenta (Hopkins, Liotta, l’eterno Halbrock, l’ingrugnita Julia Stiles). La storia è il riadattamento da un romanzo breve ma di duraturo successo di Castle Freeman Jr. e ha avuto anche una proiezione festivaliera a Venezia 2015.

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