QUESTI GIORNI

Quattro ragazze, l’estate, un viaggio a Belgrado ad accompagnare una di loro, ovvero Caterina il capo spirituale, che ha accettato un lavoro laggiù come cameriera in un ristorante. I destini si biforcheranno, ma la consapevolezza che quello sia stato il momento di svolta delle loro vite sarà comune a tutte.

Di Giuseppe Piccioni, “a prescindere” dai risultati contingenti, bisogna ammettere che possiede sempre un garbo e una gentilezza di tocco davvero insoliti all’interno della commedia italiana contemporanea. Il pudore con cui si ferma sulla soglia dei misteri insondabili dell’anima, dei pericoli degli eccessi di pathos (e qui ce ne sono), delle rivelazioni letterarie e implausibili, è qualcosa che non passa inosservato e questo sin dal primo Il grande Blek (1987) e Chiedi la luna (1991) a oggi. Anche in questa commedia drammatica (forse tragica forse no) che prova a svicolare dallo sciroppo nostalgico del “quanto è bella giovinezza che si fugge tuttavia”.

Peraltro pesano su Questi giorni (sin troppo severamente snobbato a Venezia) qualche evidente difetto di struttura. A parte la scarsa simpatia delle quattro ragazze “sulla soglia della vita” (ovviamente nel senso dei personaggi), il film arranca con un brutto inizio che sembra aprire il sipario sulla solita teen comedy nostrana (cosa che peraltro poi non è), per poi aggiustare più o meno il tiro per giungere a una conclusione con finalini a catena e pensierini vari; ma soprattutto stona sino allo stridore la differenza di recitazione tra le giovani protagoniste (tra cui riconosciamo, per averla vista nella serie tv dei Borgia, Marta Gastini) e gli adulti chiamati a far da supporto (soprattutto Margherita Buy, eccellente nel suo ruolo di parrucchiera fintamente svagata ma poi partecipe delle sorti della figlia Maria Roveran, mentre il professor Timi e il papà Rubini sono perlopiù simpatiche caratterizzazioni). Squisita infine la scelta dell’accompagnamento musicale, con quei cori a bocca chiusa tipo art-folk, che regala comunque una insolita sensazione di trascendenza.