“LOUISIANA – THE OTHER SIDE”: AI MARGINI DELL’AMERICA. L’INTERVISTA A ROBERTO MINERVINI

Nella sezione Un certain regard, lo straordinario documentario Louisiana – The Other Side di Roberto Minervini. Il regista ci racconta il film che sarà nelle sale dal 28 maggio distribuito da Lucky Red.

LouisianaLouisiana arriva dopo la “trilogia del Texas”. Com’è nato?
Nasce dall’esigenza di voler estendere il discorso sulle comunità marginali americane viste in un quadro più complessivo e politico negli Stati Uniti di oggi. Sono arrivato alle comunità della Louisiana del Nord – di West Monroe in particolare – grazie ai rapporti che ho con le varie famiglie protagoniste dei miei film precedenti, fra cui quella dei cowboy di Stop the Pounding Heart. La zona che racconto è un’ex area rurale dove la disoccupazione arriva al 60 %, l’economia è completamente andata a rotoli durante l’avvento della grandi corporation agricole che si sono risucchiate i piccoli agricoltori. L’eccesso di fertilizzanti ha anche favorito la produzione della metanfetamina (l’ammoniaca contenuta nei fertilizzanti è tra i principi attivi della metanfetamina).

In quanto tempo ha girato il film?
L’ho girato dall’ottobre 2013 all’agosto 2014 (molto materiale è rimasto fuori campo). Proprio in quel periodo la violenza separatista si è manifestata in maniera evidente e clamorosa. Sentivo il dovere di documentare la rabbia e la frustrazione crescenti.

Mi racconta l’incontro con i protagonisti principali?
Ho incontrato tante persone nell’ambiente dei disoccupati della zona: drogati, pregiudicati, emarginati, una sorta di famiglia allargata in cui spicca Mark, un ragazzo che è una specie di giovane capofamiglia e, a modo suo, un “buon samaritano” che utilizza la droga come medicina per mitigare i dolori e le sofferenze dei vari componenti famigliari. Ho lavorato anche con dei paramilitari delle organizzazioni antigovernative… che andavano in giro armati.

Louisiana The Other SideLa persona che l’ha colpita di più durante le riprese di Louisiana?
Senza dubbio, proprio Mark. Con lui si è creato un rapporto umano e di fiducia reciproca. Abbiamo parlato per ore, giornate, mesi. Ci siamo trovati a convivere all’interno di piccole roulotte. Si passava tra l’altro da un trailer scassato all’altro per essere al riparo dalla polizia, sulle tracce dei pregiudicati che vivono con Mark. Avevamo bisogno uno dell’altro: Mark di essere ascoltato e io di riuscire a rappresentarlo in modo fedele. Durante le riprese ho vissuto insieme a lui anche la malattia di sua madre e del fratello.

Il rapporto con le persone che racconta va sempre “al di là del cinema”?
Il mio lavoro riguarda soprattutto la costruzione di un rapporto vero e umano che trascende il cinema. Pur essendo straniero, vivo negli Usa da più da 14 anni: sette in Texas, sette a New York, quindi vengo visto come una persona del luogo, ed è molto importante il fatto che io risieda qui, che non scappi con il materiale per tornarmene nella mia realtà lontana, magari l’Europa. Sarebbe impossibile lavorare in quel modo, le porte non si aprirebbero mai.

Roberto Minervini
Roberto Minervini

Il suo cinema dà l’impressione destabilizzante di catturare la realtà nel suo farsi. Mi chiedo quanto ci sia di scritto, di recitato, quanta improvisazione, quanta libertà?
La libertà è assoluta. Non sono mai riuscito a rispondere bene a questa domanda tranne una volta sola, quando ne parlavo con uno dei miei produttori, Dario Zonta. Non c’è finzione in quello che giro, c’è solo realtà. Non documento soltanto quello che vedo ma anche quello che c’è stato. Un esempio: in Stop the Pounding Heart  la discussione della mamma con la figlia riguardo al giuramento di fedeltà fatto nei confronti del padre. È una discussione avvenuta in precedenza, una discussione che poi abbiamo fedelmente ricostruito per il film. Però non c’è regia in sé, non ci sono indicazioni da parte mia, non c’è manipolazione per quanto riguarda il contenuto e la durata.

In Louisiana o nei suoi film precedenti ci sono dei personaggi o delle storie che ogni tanto devono rimanere fuori campo per ragioni cinematografiche?
Ce ne sono tanti purtroppo. A volte mi chiedo se non sia il caso di cambiare formato, di lavorare su delle serie cinematografiche o televisive per capitoli per poter davvero raccontare un quadro più esaustivo di quello dell’esperienza dal vivo e dell’esperienza dei personaggi. Purtroppo un film è troppo breve. La ragazzina di 12 anni maturata troppo presto che si intravede nel film, nipote di Mark, ha avuto una sua storia. Per ragioni di tempo filmico non riuscivo a raccontarla quindi il suo episodio è stato escluso. Quella ragazza si sente già donna suo malgrado. Sono riuscito a documentare i suoi sogni, la sua vita sentimentale molto complessa, le aspirazioni tristi che non hanno niente che vedere con la realtà. Aspirazioni di riuscire a tirarsi fuori da un ambiente che invece è un po’ la sua tomba.

Louisiana The Other SideLa situazione più estrema in cui si è trovato a girare?
Una volta mi sono trovato a girare per tutta la notte chiuso in una roulotte con gente, braccata dalla polizia, che si drogava fino al collo. Quando ci si droga con la metanfetamina per via endovenosa l’aggressività affiora al massimo. Questo è solo un episodio. Uno dei miei aiutanti, uno dei miei fedelissimi girava sempre con una pistola carica.

Louisiana potrebbe diventare il primo capitolo di una nuova trilogia o di un nuovo percorso sulla realtà marginale di quello Stato?
Il mio coinvolgimento è stato assoluto e mi è difficile ora pensare in termini di produzione di un altro film. Vedremo. Sicuramente per me sarebbe interessante potere estendere ancora il discorso e in effetti, a quel punto, probabilmente ci sarebbe bisogno di un’altra trilogia.

È prevista un’uscita dei suoi film precedenti in Dvd o Blu-ray, prossimamente?
In Italia purtroppo no e mi dispiace! Un peccato perché i miei primi tre film, seppur poco, hanno girato e sono stati accolti con interesse, quindi fa male sapere che  non sia prevista nessuna uscita italiana a differenza dell’America e della Francia. Stop the Pounding Heart uscirà a inizio giugno in Dvd negli Stati Uniti.

Luca Barnabé

Leggi il nostro Diario di bordo del 21 maggio, si parla anche di Roberto Minervini!