Styx, a tu per tu con i migranti naufraghi: la recensione

Germania/Austria, 2018 Regia Wolfgang Fischer Interpreti Susanne Wolff, Gedion Oduor Wekesa, Felicity Babao, Alexander Beyer, Inga Birkenfeld, Anika Menger Distribuzione Cineclub internazionale Durata 1h e 34′

Al cinema dal 15 novembre 2018

LA STORIA – Dottoressa impegnata in operazioni di pronto intervento a Colonia, Rieke si prende una vacanza e parte con la sua barca a vela in solitaria da Gibilterra alla volta dell’isola di Ascensione, vicino a Sant’Elena: “natura incontaminata e selvaggia, in realtà organizzata. Una specie di giungla artificiale progettata da Darwin”, come spiega per radio a un’altra barca. Ma non c’è nulla di organizzato in quello che l’attende. Dopo una tempesta si trova di fronte a un peschereccio pieno di naufraghi che chiedono aiuto. La sua barca è troppo piccola, che fare? Lancia l’S.O.S. via radio e intento raccoglie un ragazzino, Kingsley, uno di un gruppo di disperati che si è buttato in acqua, l’unico a salvarsi. Lui vorrebbe che lei andasse là a salvarli, lei si macera dalla tensione e continua a chiamare aiuto, mentre per radio le viene consigliato con fermezza “di mantenersi distante, di non intromettersi che i soccorsi stanno arrivando”. Forse troppo tardi.

L’OPINIONE – Quando la responsabilità è individuale. Una questione di coscienza terribile da affrontare e così una ritemprante traversata in mare si trasforma in un dramma devastante. Wolfgang Fischer è un austriaco di Vienna che ha al suo attivo un corto e un altro film, Was du nicht siehst nel lontano 2009, neanche tanto apprezzato. Ma qui è riuscito a sollevare un tema che inevitabilmente non può non riguardarci e lo fa con una pregevolissima tensione narrativa.

Nessun compiacimento nella costruzione, nessuna colonna sonora, nessun effetto speciale, nessun artifizio “arty”; dopo l’orchestrazione impeccabile di un incidente stradale notturno visto a distanza, la cinepresa registra il piacere del navigare, l’azzurro del cielo, l’ipnotico ripetersi delle onde nella bonaccia, mentre il microfono registra il rassicurante sciabordio delle acque sullo scafo, gli scricchiolii e i rumori della barca. Una comunione con il silenzio e la natura destinato presto a infrangersi, non per caso il film si intitola Styx ovvero Stige, uno dei fiumi che attraversavano gli inferi per i Greci e l’inferno per Dante (la dove vengono sommersi gli accidiosi, quelli che non fanno nulla per ignavia o indifferenza).

La protagonista è Suzanne Wolff che ha già un bel curriculum alle spalle tra cinema e tv, in Italia la si è già vista in Tatanka e in un Tre moschettieri con Orlando Bloom. A Berlino, ormai quasi un anno fa (come passa il tempo!) ha vinto il premio della Giuria Ecumenica (più altri due allori), mentre alla Viennale (giocava in casa) ha vinto il premio Extravalue.