CARLO VERDONE: IL MIO PRIMO INCONTRO CON MORRICONE

Qui di seguito trovate il testo che Carlo Verdone ha scritto per la ristampa della colonna sonora di Bianco, Rosso e Verdone fatta dalla Beat Records. Le note del libretto che trovate nel CD sono a cura di Andrea Morandi di Ciak.

IO, SERGIO & ENNIO
di CARLO VERDONE

Bianco Rosso e Verdone - la colonna sonoraIl mio primo incontro con Ennio Morricone avvenne nel 1979, mentre stavo lavorando al mio primo film, Un sacco bello. Io e Sergio Leone, che era il produttore della pellicola, stavamo pensando a chi poter affidare la colonna sonora. A me piaceva l’idea di farla comporre a un cantautore dell’epoca, ad Antonello Venditti per esempio, oppure a Ron, che poco prima aveva tradotto bene in italiano una canzone di Jackson Browne, The Road, facendola diventare Una città per cantare. Leone però era piuttosto scettico su quest’opzione, non era convinto per niente e alla fine della riunione mi guardò e mi disse: «Facciamo una cosa: ti porto dal mio compositore e non se ne parla più ». Uscimmo da casa sua e, a piedi, andammo alla villa di Ennio Morricone. Incontrai così un uomo molto semplice, che ci accolse calorosamente, disse che mi aveva visto in televisione e che mi conosceva già. Gli raccontammo il film, Leone si mise anche a fischiettargli Io cerco la Tinina per fargli capire quello che avevamo in testa, ma Morricone aveva già capito tutto e ci chiese di lasciargli qualche giorno per cominciare a pensare alla partitura. Dopo qualche settimana, gli mandai la sceneggiatura di Un sacco bello e poi, visti i risultati, l’anno successivo tornammo da lui per Bianco, rosso e Verdone. Ripensandoci adesso, Morricone riuscì a entrare in quei due film con una grazia e una discrezione infinite, capì in pieno l’aspetto infantile di un personaggio come Mimmo, per esempio, ma anche il rapporto dolce e leggero che lo legava alla nonna, la Sora Lella. Non gli diedi nessuna indicazione, sapevo che non sarebbe servita, e mi colpì molto il tema che elaborò per Pasquale Ametrano – l’emigrante che tornava da Monaco per votare – che lui riuscì a contraddistinguere con accordi tipici della musica tradizionale del Sud, ma anche guardando alle atmosfere di film come Sedotta e abbandonata o Divorzio all’italiana. Ricordo che andavo in sala d’incisione a vedere come lavorava e rimanevo affascinato mentre prendeva i tempi e poi registrava con l’intera orchestra agli studi Trafalgar di via Romei. Alla fine, quando la colonna sonora fu completa, capii che era riuscito a cogliere nel segno, perché fu attento a entrare nei punti giusti di Bianco, rosso e Verdone, senza esagerare o forzare la mano. Morricone non voleva inondare il film di musica, anzi, voleva esserci nel momento giusto e amplificare con le note determinati momenti di cinema. E così riuscì a fare, con un grande senso della misura e una poesia infinita.