Border, colpisce nel segno il dramma gotico tra malvagità e natura

Svezia/Danimarca, 2018 Regia Ali Abbasi Interpreti Eva Melander, Eero Milonoff, Jörgen Thorsson, Ann Petren, Sten Ljunggren, Kjell Wilhelmsen, Rakel Wärmländer, Matti Boustedt Durata 1h e 44′ Distribuzione Wanted, PFA e Valmyn

Al cinema dal 28 marzo 2019

LA STORIA – Tina lavora presso la polizia doganale. Bruttissima, sgraziata, possiede una dote però straordinaria: “sento l’odore delle emozioni. Vergogna, colpa, rabbia”. In effetti è, grazie all’olfatto, un segugio implacabile. Ma non è l’unica sua stranezza; con la natura ha un rapporto diretto, quasi magico, gli animali più selvatici la cercano, con l’eccezione dei cani che paiono molto spaventati da lei. Ma chi o che cosa è veramente Tina? Quando incontrerà Vore, un tipo somaticamente a lei molto simile, stravagante se non misterioso (gira con una incubatrice per larve nel borsone) e che pare sapere molte cose, comincia a porsi molte domande, proprio mentre scopre “a naso” una infame rete pedofila nascosta dietro all’apparenza del più inappuntabile perbenismo.

L’OPINIONE – John Ajvide Lindqvist non è solo un ottimo inventore di storie horror. Dai pressi di Stoccolma dove vive ha praticamente dato al genere una prospettiva nuova, inusuale, raffinatamente più complessa e torbida, in cui la paura del mostruoso, dell’insolito, si intreccia a problemi etici, adulti, magari in prospettive rovesciate rispetto al nostro senso comune. Chi ha presente lo splendido Lasciami entrare, portato sullo schermo due volte, prima da Tomas Alfredson, poi da Matt Reeves col titolo Blood Story, sa di cosa sto parlando.

Ora da un suo racconto (pubblicato nella raccolta Muri di carta, edita come tutta la sua imperdibile opera da Marsilio), Ali Abbasi (al secondo lungometraggio dopo Shelley) ha tratto un pregevolissimo sentimental drama gotico che si è meritatamente guadagnato il premio Un certain Regard all’ultimo Festival di Cannes (il che trattandosi di un film solitamente relegato nella categoria “di genere” è fatto doppiamente rimarchevole). In effetti più che il bizzarro o l’orribile, a colpire è la chiarezza con cui viene messo a fuoco un tema universale: quanto la malvagità può appartenere alla natura di una specie? E in particolare, gli umani sono intrinsecamente cattivi, come afferma Vore: “La razza umana è una piaga, credimi”?

Tina ha la ventura di essere una creatura “ibrida”, di confine appunto; un essere che non comprende la malvagità e il suo affannarsi angosciato nella ricerca di un proprio equilibrio, di una propria dimensione di serenità, ha la potenza delle belle storie che arricchiscono lo spirito. Senza contare che quando si aggira nei boschi, tra muschi, conifere, alci, volpi, insetti, tuffi in laghi ghiacciati, genera in noi la sua panica comunione con l’ambiente una assoluta commossa invidia partecipe.

Da notare il trucco di Goran Lundstrom e Pamela Goldammer (candidati agli Oscar per il miglior make up) che ha trasformato i due solitamente avvenenti protagonisti, Eva Melander e Eero Milonoff , in due caricature dai lineamenti mostruosamente deformati, quasi specchio della loro natura diversa, selvaggia e più libera.