Canzoni da pellicola, 5 successi lanciati dal grande schermo

Storia degli attori che hanno interpretato brani destinati a diventare parte dell'immaginario cultural-musicale italiano

Gli uomini che mascalzoni, 1932, di Mario Camerini

Cantanti che han fatto gli attori ce ne sono a vagonate, ma anche attori che hanno interpretato (e magari anche composto) canzoni destinate a diventare parte dell’immaginario cultural-musicale di una nazione. Scapicollando tra i decenni, ecco 5 successi lanciati da divi direttamente dallo schermo.

PARLAMI D’AMORE MARIU’ canta Vittorio De Sica (Gli uomini che mascalzoni, 1932, di Mario Camerini). Uno dei massimi successi della canzone italiana che Cesare Andrea Bixio compose pensando alla moglie (Mariù, appunto). In realtà il produttore non pensava che il brano avesse l’appeal giusto. Furono Camerini e Bixio a creare una scena di massimo impatto per evidenziarla: De Sica la canta, con la finezza del dicitore, in una trattoria, accompagnato da un organetto con il motivo appositamente inciso su rullo per l’occasione. Indimenticabile, utilizzata anche in spot di oggi (Mulino Bianco, Dolce & Gabbana).

EL NEGRO ZUMBON canta Silvana Mangano (Anna, 1951, di Alberto Lattuada). In realtà la voce è quella di Flo Sandon’s, ma la splendida attrice la balla e la “mima” (e la immortala) in playback nel night club dove lavora (prima di farsi suora e infermiera), cuore spaccato tra il bravo giovine Raf Vallone e l’aitante “malamente” Vittorio Gassman. La musica è di Armando Trovajoli: con il suo testo buffo (come del resto erano tante canzonette scemine di una volta) di Francesco Giordano e il suo ritmo latino in samba divenne un hit internazionale. Nel bellissimo film (capolavoro del mèlo italiano), la Mangano si esibisce anche in T’ho voluto bene.

GEPPINA GEPI cantano Totò e Anna Magnani (Risate di gioia, 1960, di Mario Monicelli). “Geppina Geppi la tua voce/ Geppina Geppi la tua luce/Sei tanto strana ma tu mi piaci/Mi piaci piaci tanto così”: e chi se li scorda più i due titani a rifare un numero del vecchio teatro di varietà (autore Francesco Saverio Mangieri) in un veglione di Capodanno? Il film è nato da due racconti di Moravia riassemblati; i due protagonisti che si incontrano per caso dopo vent’anni sono uno un praticone della truffa (Umberto detto “Infortunio”), l’altra una che campa di comparsate a Cinecittà (Gioia, detta “Tortorella”).

AMORE, AMORE, AMORE canta Alberto Sordi (Un italiano in America, 1967, di A. Sordi). Il sodalizio tra il compositore Piero Piccioni e l’attore è stato negli anni d’oro indissolubile. In effetti avremmo potuto prendere anche altri brani resi celebri dal suo vocione da basso impostato e sempre inevitabimente ironico in altri film, come in Fumo di Londra (1966, ancora di Sordi: You Never Told Me) o in Polvere di stelle ( 1973, sempre di Sordi: la mitica e trucida Ma ‘ndo Hawaii). Abbiamo optato invece per la splendida melodia (testi del divo), “base” tra l’altro e altrove di una interpretazione da urlo di Mina (“l’hai detto a me/ma oggi sento che/lo dici a tutte/meno, meno che a me”).

PUPPE A PERA canta Francesco Nuti (Madonna che silenzio c’è stasera, 1982, di Maurizio Ponzi). Lasciati i Giancattivi, Nuti  debutta in solitaria con un’operina (definizione della critica del tempo) ruspante, toscanissima, diventata subito cult. A Prato e dintorni, il disoccupato Francesco si trascina tra amici bislacchi, sfidanzamenti e riflessioni. Si esibisce anche su un palcoscenico, suonando e cantando una goliardica  ballata (musiche del fratello Giovanni): “Alta…..bella…..bionda/Alta, bella, bionda/ Occhi…..celesti/Puppe a pera/Tu hai le puppe a pera”. Fu il suo primo (fortunato) singolo e riutilizzò la canzonaccia nel 1988 per Caruso Pascoski di padre polacco.