Con Tom Hanks Firenze diventa un Inferno – Recensione

A cura di Edoardo Ulivelli

Lo scorso sabato sera Firenze si è trasformata in una vera e propria Hollywood in miniatura. L’acclamato regista Ron Howard ha presentato davanti ad un selezionato pubblico di celebrità Inferno, terzo adattamento cinematografico della saga letteraria di Dan Brown. Tom Hanks torna così ad interpretare per la terza volta il professor Robert Langdon dopo il grande successo commerciale de Il Codice da Vinci e il “meno fortunato” Angeli e Demoni (750 milioni al botteghino del primo contro 490 del secondo). 

Un oscuro personaggio progetta di risolvere il problema della sovrappopolazione mondiale con la diffusione di un potentissimo virus e toccherà a Langdon, in preda ad un’inspiegabile perdita di memoria, fermarlo. Il professore di simbologia si risveglia in un ospedale di Firenze senza ricordare ciò che gli è successo negli ultimi giorni quando si scopre improvvisamente obiettivo di pericolosissimi sicari che sembrano volerlo morto. Con l’aiuto della dottoressa Sienna Brooks, interpretata dalla bellissima Felicity Jones, Langdon cercherà di ritrovare la memoria perduta scoprendo un intrigo internazionale che lo porterà dagli splendidi monumenti di Firenze ai canali di Venezia fino alla basilica di Santa Sofia ad Istanbul sulle orme di Dante Alighieri. La prima metà del film è un frenetico action thriller in cui non mancano geniali intuizioni registiche come il modo in cui il professore scopre di trovarsi nel capoluogo toscano grazie allo spegnimento delle luci della sua stanza di ospedale.

La seconda metà invece, più lenta e godibile, assume più i toni di un melò che dà la vera anima al film. È possibile decidere di spazzare via oltre metà della razza umana sia per amore dell’umanità stessa sia come prova d’amore di un delirante gioco di coppia? Per Dan Brown e il mai banale sceneggiatore David Koepp sembra che la risposta possa essere affermativa. Tom Hanks brilla di luce propria per tutto il film al fianco di una Felicity Jones che dà il meglio di sé nella seconda parte quando l’azione lascia spazio al sentimento. Irrfan Khan nelle vesti del direttore dell’organizzazione segreta del Consortium è, invece, quello che esce un po’ peggio dal confronto coi colleghi con il suo personaggio il quale ricorda troppo spesso una caricatura di action-hero che non sfigurerebbe solo in un film di Roland Emmerich. Apprezzabili le performance di Omar Sy, Ida Darvish e Ana Ularu. Hans Zimmer accompagna tutto con una colonna sonora non tematica ma mai banale. 

Nonostante possa tranquillamente essere considerato il miglior film della saga, questo terzo capitolo potrebbe però dar fastidio a qualche spettatore nostrano per le ripetute prese in giro nei confronti del nostro Paese. Firenze e Venezia sono sì due bellissime città, ma sembrano abitate da pervertiti e gestite da forze dell’ordine che non sanno fare il loro mestiere. Rimane una domanda: la colpa è dell’America che continua a cavalcare questi stereotipi con un pizzico di superficialità o dell’Italia degli ultimi vent’anni che non riesce ad uscire da quello che per alcuni sembra essere un inferno dantesco? 

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