La Porta Rossa 2: l’intervista esclusiva a Lino Guanciale

La porta rossa 2 Trieste Fiction Rai 2

Questa è la stagione d’oro di Lino Guanciale. Ha vinto il premio della Critica Teatrale e il Premio Ubu come miglior attore per il teatro con lo spettacolo La classe operaia va in paradiso, ispirato al film di Elio Petri. Il prossimo inverno debutterà alla regia, sempre in teatro, con la messa in scena di Nozze di Elias Canetti. E il 13 febbraio torna su Rai 2 con la seconda stagione della serie che gli ha regalato la popolarità definitiva anche in tv, La porta rossa, dove interpreta il commissario fantasma Leonardo Cagliostro. Intanto la prima stagione, campione d’ascolti nel 2017 e riproposta in replica nelle scorse settimane, sta ispirando due remake, uno russo e l’altro messicano. L’idea vincente è di Carlo Lucarelli, il coraggio della Rai: portare in prima serata un protagonista che muore alla prima puntata, mescolando romance, fantasy, poliziesco e noir.

I nuovi episodi, sempre ambientati a Trieste e diretti da Carmine Elia, saranno ancora più esplosivi, con molti nuovi ingressi come Fortunato Cerlino, nel ruolo di un vicequestore umano e grintoso, e Antonia Liskova. Cagliostro, abbandonato dai genitori da bambino, affronterà domande cruciali sul suo passato, mentre la moglie magistrato Anna (Gabriella Pession, con la quale ha appena terminato la tournée teatrale di After Miss Julie) verrà accusata ingiustamente del suo omicidio. «La vicenda riparte sei mesi dopo gli eventi della prima stagione», anticipa Guanciale. «Cagliostro impara a usare con più forza i suoi poteri e si scontra con fantasmi agguerriti. Il suo rapporto con la medium Vanessa (Valentina Romani, Nda) diventa sempre più importante».

Perché Cagliostro rimane tra i vivi?

Vuole scoprire chi è Jonas (Andrea Bosca, Nda), lo spirito guida che gli è stato vicino in maniera ambigua nella prima stagione. E poi i poteri forti cittadini arrivano a influenzare il corso della giustizia nel processo sulla sua morte, mettendo a repentaglio la vita di Anna e della loro figlioletta appena nata.

La porta rossa 2 Trieste Fiction Rai 2

Cosa cambia rispetto alla prima stagione?

L’intreccio è più impegnativo, il gioco più appassionante. Anche se non mancherà il calore sentimentale della prima serie, la seconda stagione sarà meno mélo, ci sarà più giallo. È una scommessa forte in direzione dei grandi format internazionali più centrati sull’investigazione e sul pericolo. Se è possibile, regia e fotografia sono ancora più ambiziose e sperimentali. Quando andranno in onda i nuovi episodi tutto il cast riprenderà il filo diretto con i telespettatori attraverso i social media della serie: spiegheremo le scene clou, commenteremo le puntate in diretta.

Il fantasma Cagliostro non ha simili nella serialità italiana. A chi si è ispirato?

Nella prima stagione era più parente di alcuni personaggi di Dostoevskij, come Mitja Karamazov, perché era sempre impegnato a dolersi e stupirsi della sua condizione. Ora si è fatto una ragione del fatto di essere morto: mi sono ispirato di più al personaggio interpretato da Stellan Skarsgård nella serie BBC River e anche al personaggio di Matthew McConaughey nel primo True Detective.

La porta rossa 2 Trieste Fiction Rai 2

Com’è riuscito nella stessa stagione ad essere campione d’ascolti in tv con Non dirlo al mio capo 2 e L’allieva 2 e vincere i più importanti premi teatrali?

La mia nota particolare d’attore è proprio questa: sono arrivato alla televisione essendo molto radicato nel sistema teatrale del nostro paese. E non l’ho mai lasciato, al prezzo di non dormire più: in questi anni è stato come aver condotto due o tre vite insieme.

La classe operaia va in paradiso è un progetto che ha voluto fortemente…

All’inizio avevamo tutti gli occhi puntati addosso: ci andavamo a scontrare con Petri, Volonté, Randone, la Melato. Però ero assolutamente convinto di questa versione teatrale che, raccontando il montaggio e lo smontaggio delle varie versioni della sceneggiatura, parlasse della crisi del lavoro.

Lei è uno dei pochi attori amato ugualmente dal pubblico del teatro e da quello del piccolo schermo…

I pubblici sono diversi, ma è un errore pensare a questa differenza in termini sciovinisti: uno non è migliore dell’altro. C’è bisogno di artisti che spazino da un lato all’altro del fiume. Il pubblico nuovo è un bene per il teatro, a patto che non venga deportato solo per il nome di interesse in cartellone. Bisogna consentire al pubblico nuovo che arriva di fare formazione. Con gli attori dell’Emilia Romagna Fondazione abbiamo fatto per i ragazzi, laboratori, replicabile in altri ambiti. interesse in cartellone. Bisogna consentire al pubblico nuovo che arriva di fare formazione. Con gli attori dell’Emilia Romagna Teatro cinquemila ore di incontri, corsi di linguaggio teatrale, storia di teatro partnership con le biblioteche. I risultati si vedono, e il modello è replicabile in altri ambiti.