MONEY MONSTER

Lee Gates è un istrionico conduttore di uno show televisivo sui misteri della finanza e della borsa (“un 7enne emotivamente ritardato”), Patty Fenn la sua regista piuttosto disincantata (“non facciamo giornalismo sporco qui. Anzi: non facciamo giornalismo. Punto.”). Un mattino un ragazzo armato ed esagitato irrompe nello studio, blocca Lee e lo obbliga a indossare un giubbotto pieno di esplosivo. In effetti lo incolpa di aver pubblicizzato con enfasi un gruppo finanziario responsabile di un bagno complessivo di 800 milioni di dollari e che l’ha mandato in rovina. Nell’accavallarsi convulso della giornata, mentre i poliziotti cercano di bloccare l’improvvisato criminale, la vicenda assumerà contorni sempre più complessi.

Un colpo al cerchio, la mala finanza, un colpo alla botte, la stolida superficialità del pubblico tv. E’ pieno di buoni propositi il Money Monster di Jodie Foster (all’8va regia: A casa per le vacanze e Mr. Beaver i suoi lavori migliori), quasi quanto i cliché della sua formula populista a schema fisso: il popolo subisce e cazzeggia – tranne qualche disperato che normalmente non farebbe male a una mosca – i pescecani di Wall Street condizionano il mondo e i tutori della legge prediligono le maniere spicce. E i giornalisti, specialmente quelli workalcoholic e con nevrosi incorporate sono sempre gli unici che possono opporsi all’andazzo (magari con l’aiuto di qualche hacker sito nei posti più lontani). L’humour dei dialoghi è meglio della trama thriller (forzata sino alla stupidaggine) e quando sfotte sulla voluta incomprensibilità dei gerghi finanziari (quant, glitch, cigno nero: chi parla male pensa male, diceva il saggio), il film ha ragione sacrosanta da vendere. Clooney come sempre è delizioso quando fa lo scemo o in questo caso il piacione superficiale (del resto, come ricorda lui, anche i Coen lo utilizzano spesso proprio per  personaggi così) e sciorina battute fulminanti: “non pensavo fossi tu quello calmo della coppia!” dice al suo esagitato sequestratore dopo che ha assistito a una performance della di lui fidanzata in attesa di erede. Tre aggettivi per giudicare lo spettacolo? Benpensante, prevedibile, simpatico.