Roma: ecco perché il capolavoro di Alfonso Cuarón va visto rigorosamente al cinema

Roma

Messico, Usa 2018 Regia Alfonso Cuarón Interpreti Marina de Tavira, Yalitza Aparicio, Nancy García García Distribuzione Netflix e Cineteca di Bologna Durata 2h e 15′

Al cinema il 3-4-5 dicembre 2018

Roma, il capolavoro di Alfonso Cuarón che ha vinto il Leone d’Oro alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia, arriva in sala come evento speciale per tre giorni (3, 4 e 5 dicembre), distribuito da Cineteca di Bologna e prima di essere distribuito in streaming da Netflix dal 14 dicembre. Roma, insieme a Sulla mia pelle di Alessio Cremonini, è stato una dei titoli cruciali della polemica festivaliera tra Netflix e distribuzione tradizionale.

Affermava con brillante sicurezza Wim Wenders: “Il mondo è a colori ma la realtà è in bianco e nero. Roma di Alfonso Cuarón che si vuole parzialmente autobiografico (“Il tentativo di catturare il ricordo di avvenimenti che ho vissuto quasi 50 anni fa“) potrebbe recare questa frase all’inizio come dichiarazione di intenti.

LA STORIA – Roma è il nome di un quartiere di Buenos Aires. È lì che nei primi anni ’70 si svolge la storia della domestica Cleo, una mexteca, che lavora, amatissima, in una famiglia intellettual-borghese, con marito sempre in giro, moglie (biochimica), quattro figli, una nonna, un autista più un’altra domestica. Drammi familiari si fondono nel contesto della storia sociale del Messico, tra sprazzi di ricchezza e consumismo e quartieri di terrificante povertà, con parate militari con le trombe sguaiate, manifestazioni studentesche soffocate nel sangue, folklorismo televisivo, il latifondismo che si autocelebra come eterno nella campagna, etnie diverse in mescola “perversa”. Cleo è dolce e troppo buona, tanto che un rozzo atleta di arti marziali (che ahinoi rivedremo in azione) prima la mette incinta e poi quando lo sa la abbandona nella sala di un cinema (il film è Tre uomini in fuga). Peraltro, nello stesso periodo, Sofia la capofamiglia viene definitivamente abbandonata dal marito fedifrago. Nei drammi le due donne rafforzeranno un legame solido di affetto e solidarietà.

L’OPINIONE – A dare potenza, spessore artistico e una sorta di particolare forza poetica è la forma con cui Cuarón (che sino ad oggi avevamo apprezzato come regista di facile braccio con Y tu mama tambien, Harry Potter e il prigioniero di Azkaban e Gravity) ha scelto di raccontare una storia tutto sommato privatissima con tragedia personale. Un luminoso bianco e nero (da qui il riferimento sopra alle parole di Wenders) se è possibile vivifica inquadrature e immagini, donando una sorta di “colore emotivo” mentale a parte, mentre piani sequenza e carrellate, tra le più belle che abbiamo mai visto sullo schermo, in qualche modo allargano il nostro sguardo dalle ombre interne e tranquille della casa alle vie in cui la vita si contorce in tutte le sue evoluzioni. Le più emozionanti per noi: la ripresa che parte dall’interno di un negozio di mobili per affacciarsi alla finestra dove la polizia e gruppi governativi stanno accanendosi sugli studenti in corteo per poi seguire la violenza che arriva sin dentro i grandi magazzini; oppure, magistrale nella sua compostezza geometrica, la carrellata laterale dalla spiaggia al mare ad accompagnare Cleo (che non sa nuotare) nelle acque agitate dell’oceano di fronte a Vera Cruz, per soccorrere due dei bambini sul punto di annegare. Pura magia e poesia dell’immagine.