Sul più bello – La recensione

Un teen dramedy italiano... poco italiano

Marta (Ludovica Francesconi) è una ragazza di 19 anni che va a vivere insieme ai suoi due amici del cuore, Jacopo (Jozef Gjura) e Federica (Gaja Masciale), in un nuovo appartamento, vivace e colorato come loro. Nonostante l’allegria e la solarità che la contraddistingue, Marta combatte da quando è piccola la mucoviscidosi – la più comunemente nota fibrosi cistica, malattia che riesce a tenere sotto controllo ma che rischia di degenerare da un momento all’altro, con gravi conseguenze. Per questo la ragazza vive condizionata dalla fretta di fare tutto e subito; tra i suoi più grandi desideri c’è quello di sentirsi dire ti amo da un ragazzo bellissimo, essendo lei convinta di non rispecchiare certi canoni fisici di bellezza oggettiva. Trasformatasi in stalker ossessiva e cacciatrice di ragazzi al di fuori della sua portata, Marta individua la preda perfetta nel ricco e affascinante Arturo (Giuseppe Maggio). I due cominceranno a conoscersi più a fondo, mettendosi in discussione e scoprendo nuove prospettive di vita.

L’opera prima di Alice Filippi

Presentato come evento speciale ad Alice nella città (sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema di Roma dedicata alle giovani generazioni), Sul più bello è l’opera prima di Alice Filippi, cineasta che si è fatta strada negli ultimi anni come aiuto regista in numerosi film di Carlo Verdone (da Il Mio Miglior Nemico, Grande, Grosso e Verdone, Posti in Piedi in Paradiso a Sotto una Buona Stella) per poi firmare, nel 2017, il documentario 78 – Vai Piano ma Vinci di cui ha curato regia, soggetto, sceneggiatura. Il film nasce dal soggetto di Roberto Proia che ha scritto la sceneggiatura con Michela Straniero partendo dal romanzo di Eleonora Gaggero (giovane attrice presente anche nel film).

“Li avete visti tutti quei film in cui l’eroina ha una malattia terminale ma nonostante la chemio e i respiratori è una gnocca spaziale? Ecco non è il mio film.” 

ll coraggio sfrontato di Sul più bello si può capire partendo da questa frase pericolosamente a doppio taglio detta dalla sua protagonista e sottolineata anche nel trailer. Citare i predecessori teen dramedy (da Colpa delle stelle, Noi siamo tutto e A un metro da te, Hollywood ne offre parecchi) e prenderne le distanze è un rischio non da poco, che probabilmente farà partire prevenuta quella buona fetta di pubblico perennemente cinica di fronte ad esperimenti italiani di questo tipo. Invece c’è da dire che il film di debutto di Alice Filippi ne esce con una piacevole dose di ricreduta, non tanto per la storia in sé, ma per il risultato generale, portato in alto da un reparto tecnico che è l’elemento più sorprendente: fotografia, scenografia e costumi sono in sintonia grazie all’uso dei colori complementari e toni pastello molto accesi che, uniti alle inquadrature simmetriche e bilanciate danno davvero tanto carattere e particolarità al film. È evidente l’ispirazione presa dall’arte di Wes Anderson e da Il favoloso mondo di Amélie di Jean-Pierre Jeune (il caschetto moro della protagonista dice tutto) o per scendere ad un livello più teen dalla serie TV inglese Sex Education.

L’esuberanza è la parola chiave per ciò che riguarda la caratterizzazione dei personaggi; fin dai primi minuti si capisce di dover convivere con situazioni e dialoghi poco credibili nella realtà di tutti i giorni (i due migliori amici entrambi omosessuali che cercano di avere un figlio, ne buttiamo giù una), eppure una volta accettato questo ‘compromesso filmico’ la visione diventa più godibile e ti fa anche chiudere un occhio su stereotipi e macchiette sparsi qua e là pronti ad assalirti dietro l’angolo. Si tratta pur sempre di un prodotto con target adolescenziale e i personaggi devono rimanere impressi in qualche modo. In questo caso ci riescono anche grazie alle buonissime prove attoriali, considerando che il cast era più o meno tutto alla prima esperienza davanti la macchina da presa (fatta eccezione per Giuseppe Maggio, già protagonista della serie Netflix Baby).

Comunque sia, target a parte, una storia d’amore giovanile sulla malattia avrebbe potuto facilmente incappare in drammatici sentimentalismi sul senso della vita e della morte, ma per fortuna Sul più bello evita l’ostacolo e tratta l’argomento nella maniera forse più giusta, utilizzando un’auto-ironia bilanciata che svia la pesantezza e ti invoglia alla positività. La riuscita del prodotto è confermata tra l’altro dall’arrivo di offerte dall’America per le vendite estere e i diritti per realizzarne un remake. Insomma, davvero niente male. E infine, rimanendo in tema positività, il film esce coraggiosamente in sala con Eagle Pictures in 400 copie a partire dal 21 ottobre 2020. Si confida nei giovani.

VIDEO CONFERENZA STAMPA “SUL PIÙ BELLO”