Dopo tutte le polemiche che hanno coinvolto Netflix e il Festival di Cannes a proposito della mancata distribuzione nelle sale dei film prodotti dal gigante dello streaming, era ovvio che i più maliziosi gridassero al boicottaggio quando la proiezione per la stampa di Okja, favola animalista del coreano Bong Joon-ho, è partita in sala con un formato sbagliato e poi ripartita con molto ritardo. Il festival si scusa ufficialmente, ma la tumultuosa mattinata era già cominciata con i fischi al logo Netflix, produttore del film. Con il risultato che oggi a Cannes non si parla di altro. «La cosa positiva è che critici e giornalisti hanno visto l’inizio del film due volte» dice il regista che aggiunge: «Ho avuto da Netflix grande libertà creativa per realizzare questo film refrattario a qualunque etichetta di genere. Sono contento che Almodovar e la sua giuria vedano Okja sul grande schermo, credo che le persone mentalmente aperte possano sempre trovare un punto di incontro».

«Non siamo qui per i premi – ha aggiunto Tilda Swinton – ma per mostrare il film a Cannes e al suo pubblico. Credo che possa essere l’inizio di un nuovo dialogo e che, come spesso nella vita, ci sia spazio per tutti. E non dimentichiamo che sono tantissimi i film di Cannes, spesso i più belli, che non godono di una distribuzione, e che rimangono dunque invisibili».

Interpretato da Tilda Swinton (per la seconda volta nei panni di due gemelle dopo quelle interpretate in Ave, Cesare!), Jake Gyllenhaal e Paul Dano, il film dagli spettacolari effetti visivi, immerso in un mondo abitato anche da Spielberg, Miyazaki, Dahl, vede protagonista una bambina coreana cresciuta in mezzo alla natura insieme a un gigantesco maiale, ignara che l’animale è il frutto della sperimentazione genetica di una corporation agrochimica. La piccola Mija però è disposta a tutto pur di salvare la vita al suo inseparabile amico con la complicità di un gruppo di militanti animalisti. E se in questa rocambolesca, tenera avventura che piacerà anche ai più piccoli e che rimanda sia ad ET che a Il grande gigante gentile e Il mio amico Totoro, l’umorismo anche surreale e grottesco spesso prevale, due pugni nello stomaco arrivano dalla sequenza del macello, che ricorda al pubblico da dove arriva la carne impacchettata nei supermercati, e da quella che mostra una sorta di campo di concentramento dove migliaia di bestie attendono disperate la morte.

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«Nella sofferenza della condizione animale si rispecchia anche quella dell’uomo», commenta il regista, mentre Gyllenhaal aggiunge: «Il film solleva importanti questioni che riguardano il capitalismo e lo sfruttamento delle risorse naturali e credo che considerata la situazione politica internazionale e quella del mio paese in particolare, non esista momento migliore per proporre Okja al pubblico».

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