Wind River, Gran Bretagna, Canada, USA, 2017 Regia Taylor Sheridan Interpreti Jeremy Renner, Elizabeth Olsen, Jon Bernthal, Kelsey Asbille, Julia Jones, Norman Lehnert, Martin Sensmeier, Gil Birmingham, Graham Greene, Ian Bohen, Eric Lange, Hugh Dillon, Tantoo Cardinal Distribuzione Eagle Pictures, Leone Film Group Durata 1h e 51′

Al cinema dal 5 aprile 2018

LA STORIA – Tra le quasi sempre innevate montagne del Wyoming più selvaggio, nel cuore della riserva indiana di Wind River, vive e agisce Cory Lambert, di professione cacciatore di animali pericolosi e parente acquisito dei nativi. Sulle spalle porta il peso di un passato a noi sconosciuto ma opprimente, che in qualche modo si acuisce dopo che si è imbattuto nel cadavere della figlia di un amico. La ragazza è evidentemente fuggita da qualcuno o qualcosa (“ha corso sei miglia nella neve”), su di sé reca i segni di una violenza carnale. Con l’aiuto dell’agente FBI Jane Banner, in evidente disagio a operare in zone così inospitali, la polizia locale e Lambert indagheranno su un crimine dai contorni particolarmente amari.

L’OPINIONE – Terzo capitolo di una programmata trilogia sui drammi della vita di frontiera ed opera di esordio da regista di Taylor Sheridan (che è anche altrove buon attore), con gli altri due “solamente” sceneggiati (intendiamo gli interessantissimi Sicario e Hell or High Water, grazie al quale ha ottenuto una nomination agli Oscar), Wind River non si discosta dai nominati precedenti, altro acre thriller anomalo. Ovvero come un quadro che al dramma criminale mescoli la desolazione socio-ambientale (la cronaca nera ci informa che negli anni sono avvenuti diversi omicidi di native da parte di bianchi, ben dodici, ma con incredibili intoppi procedurali per ottenere arresti e condanne) e la melanconia angosciata dei protagonisti.

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I segreti di Wind River: la recensione

Un mélange da cinema adulto oltre che per adulti (in Wind River certi momenti urticano per brutalità e stupida spietatezza), in questo caso specifico ulteriormente rafforzato dal disagio delle riprese in esterni, tra deserti di neve e ghiaccio (oltretutto un’autentica tormenta pare abbia dato il suo contributo al clima stressato e affaticato che si avverte, peraltro con ottimi risultati espressivi).

Jeremy Renner lavora sul suo personaggio con una maturità espressiva che poche altre volte avevamo notato in lui. La laconicità stoica del suo Cory Lambert ben si sposa con la dolente remissività delle comunità Arrapaho e Shoshone di cui è fratello acquisito. “Aiutato” dal fatto che parte delle scene – quelle ambientalmente più toste – sono state girate nello Utah, vicino a Park City, Wind River è stato presentato al Sundance Film Festival raccogliendo entusiastici consensi, lanciandolo al botteghino con lusinghieri risultati (budget di 11 milioni di dollari, incasso solo in patria di quasi 34). A Cannes ha vinto il premio alla regia nella sezione Un Certain Regard (al termine della sua proiezione ufficiale è stato salutato da 8 minuiti consecutivi di applausi!), mentre allo specifico American Indian Film Festival, oltre al film è stato premiato l’attore Graham Greene, veterano con i suoi 154 crediti cinematografici (e una nomination agli Oscar per Balla coi lupi), qui nella parte del poliziotto nativo Ben.

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