Aladdin, fra Bollywood e Hellzapoppin’, tradizione e CGI: torna al cinema la fiaba delle Mille e una notte

Aladdin

La Walt Disney Pictures, nella sua continua rielaborazione dei classici animati in live action, valuta con un certo gusto e attenzione i registi a cui affidare i vari titoli, passando da Kenneth Branagh a Tim Burton, da Bill Condon a Jon Favreau. Per il live action di Aladdin la scelta è caduta su Guy Ritchie, distintosi soprattutto per aver diretto grintosi thriller urbani come Lock & Stock – Pazzi scatenati (1998), ma soprattutto due film dedicati a Sherlock Holmes (2009 e 2011) di grande successo internazionale, reinventando in maniera ribalda e ipercinetica le avventure del più noto investigatore del Regno Unito.

UNA LUNGA TRADIZIONE

Quindi, soltanto in apparenza può sembrare un’opzione bizzarra quella di aver affidato a lui le avventure mirabolanti di Aladdin, “ragazzo di strada”, che si innamora della figlia del Sultano e con l’aiuto del Genio di una lampada magica sconfigge un malefico Visir che antepone la sua smisurata brama di potere e di ricchezza alla ragion di Stato. Il cartone animato del 1992 resta tra quelli di maggior successo della Mouse House e prende spunto dalla fiaba antichissima inserita nella raccolta delle Mille e una notte, ma anche dalle innumerevoli e variegate trasposizioni cinematografiche che risalgono agli albori della settima arte (è inglese e del 1899 il primo cortometraggio dedicato ad Aladino, Aladdin di George-Arthur Smith) e attraversano il secolo scorso,
tra diverse nazionalità e interpretazioni più o meno eccentriche, ma sempre ricche di fantastiche peripezie. Tra questi remake ci piace ricordarne uno realizzato in Italia nel 1961, Le meraviglie di Aladino, diretto da Henry Levin e dal nostro Mario Bava, con Donald O’Connor nel ruolo del protagonista, Aldo Fabrizi in quello del Sultano e Vittorio De Sica nei panni del Genio, con non pochi tocchi di ironia surreale.

DALLA SIRENETTA A ALADDIN

Ultima grossa produzione prima dell’ex-ploit disneyano fu Avventura araba (Kevin
Konnor, 1979), con Christopher Lee nel ruolo di un califfo dai magici poteri, non lontano dal futuro Jafar di Aladdin, desideroso di entrare in possesso di una rosa magica che solo un uomo dal cuore puro può cogliere. Tra battaglie in pieno cielo su tappeti volanti con la
partecipazione di mostri sputafuoco, il giovane eroe della fiaba riesce alla fine a vincere i malefici del califfo e a sposare la principessa dei suoi sogni. Ron Clements e John Musker, responsabili già del successo di La Sirenetta, furono i prescelti dalla Walt Disney Feature Animation per rigenerare la favola del ragazzo povero di Agrabah, dal cuore puro come «un diamante allo stato grezzo». Costoro, nel fare riferimento alle
più svariate fonti di ispirazione, ebbero a dire: «Il film più copiato è il classico Il ladro di Bagdad (1940, di L. Berger, M. Powell e T. Whelan, Ndr): vengono da lì l’idea della straordinaria parata del Principe Alì, l’aspetto e il nome del cattivo Jafar (Jaffar nell’originale, Ndr) e l’intera trama, con la differenza che la scimmietta Abù in quel film era un ragazzino, l’attore Sabu…». A questo punto, fu chiaro che il cartoon non poteva fondarsi su uno stile tradizionale, ma doveva essere una sorta di Hellzapoppin’ in musica, dinamicissimo e travolgente in ciascuno dei generi cinematografici in cui senza preavvisi si inabissava.

UN CARTOON POLITICAMENTE CORRETTO

Oggi, il reboot live action di Guy Ritchie mantiene queste stesse caratteristiche, accentuandone, tramite un lavoro di eccellente CGI, la sospensione dell’incredulità, omaggiando Bollywood e arricchendo la già ricca compilation musicale (del trio Ashman- Menken-Rice) con una nuova canzone per Jasmine interpretata nella versione originale da Naomi Scott. Tutto è stato rivisto alla luce del politicamente corretto, eliminando luoghi comuni sulle Terre d’Oriente, raffinando le psicologie dei personaggi, ringiovanendone alcuni (Jafar), snellendone altri (il Sultano), aggiungendone di nuovi (Dalia, dama di compagnia e migliore amica della Principessa, e il pretendente al trono, Principe Anders di Skanland).

TRA PRESENTE E PASSATO

Will Smith si è trovato nella non facile situazione di incarnare – in tutti i sensi – il personaggio più ingombrante del film, con l’ombra di un Robin Williams doppiatore in stato di grazia, ma ha trovato una sua strada, caratterizzando il Genio con un surplus di egocentrismo e di personale eleganza. Le riprese si sono svolte ai Longcross Studios di Londra – coinvolgendo cinquecento comparse di diverse nazionalità e in esterni nel deserto di Wadi Rum, in Giordania. Il ventisettenne attore canadese Mena
Massoud (visto nella serie Amazon Prime Video Jack Ryan) è Aladdin e prima di affrontare l’impegnativo ruolo ha preso lezioni di danza, canto, equitazione (per poter balzare in sella a un cammello) e perfino di immersioni subacquee (per la scena in cui Jafar lo fa
precipitare da una scogliera). Al regista Ritchie l’ultima parola: «Credo di aver portato in questo film la mia esperienza tecnica nel renderlo fresco e avvincente, adatto ai nostri tempi, ma non trascurando quel pizzico di nostalgia per il grande cinema della vecchia Hollywood, quello che ha reso memorabili tanti film degli anni Cinquanta».