ALLARME ROSSO PER IL CINEMA ITALIANO: ECCO COSA NON VA SECONDO IL PUBBLICO

Ieri, su Ciak, abbiamo lanciato l’allarme: i risultati ottenuti dal cinema italiano approdato in sala in questo inizio di stagione è complessivamente negativo, inferiore alle aspettative e allo stesso periodo dello scorso anno. Ma cosa sta succedendo al cinema italiano? E cosa si può fare per farlo tornare nel cuore di un pubblico che pare sempre più disinteressato verso la produzione nazionale?

L’abbiamo chiesto ai lettori di Ciak, che ci hanno subito risposto in tanti, con un’urgenza tale da far capire che il tema è sentito, e molto, anche dal lato degli spettatori. Ecco quali sono le problematiche messe in luce dai nostri lettori. Secondo i più, a parte alcune eccezioni, la qualità complessiva del cinema italiano non è all’altezza di quello estero, soprattutto quello statunitense. In particolare, secondo i lettori il nostro cinema soffre di ripetitività nei temi e di uno sfruttamento troppo intenso di alcuni attori a discapito di altri: “Se il cinema italiano non fa che sfornare commedie viste e straviste è ovvio che rimarrà sempre indietro”, scrive Luana. “Se provassimo a fare qualcosa di diverso dai soliti melodrammi mattone o commedie demenziali magari…”, commenta Lisa. “Pochi film davvero interessanti, troppa concorrenza straniera (di qualità e non), e alcune commedie che sono veri e propri insulti all’intelligenza”, è l’opinione di Luigi. “Il problema non è della commedia in sé, ma di come la facciamo. Finché continueremo ad imitare gli americani, a riciclare idee, a cercare solo quello che è di moda, saremo morti. c’è stato un tempo in cui in Italia la commedia non era mai solo commedia, ma anche tragedia, dramma del quotidiano e infine, risata liberatoria (amara, sempre amara). Quello, lo sappiamo fare. Senza sconti. Bisogna vedere se quei tempi sono finiti per sempre o no”. (Pier Paolo) E con l’arrivo di tante serie televisive americane di qualità l’asticella del gusto del pubblico, soprattutto di quello più giovane, si è alzata anche al cinema: “Basta mettere un film qualsiasi rapportato con una puntata di un telefilm straniero qualsiasi, ne esce con le ossa rotte”, dice Barbara.

Secondo altri, il nostro cinema non ha adeguato sostegno: “Sarebbe bello che il cinema italiano di qualità ricevesse sostegno… e che non comparisse la dicitura “di interesse culturale”, con tutto ciò che ne deriva, a giustificare prodotti indegni. Il cinema italiano di valore esiste, diamogli spazio!”, scrive Daria. Altri puntano il dito sulla distribuzione che, in alcune zone, penalizza i nostri titoli: “A me il cinema italiano piace. Il problema è che non possono fare incassi se non riusciamo a vederli. A parte le commedie, film natalizi ecc., non li danno. Nella mia zona posso contare tre multisale con più di 30, 35 schermi. Dove sono i film italiani?”, scrive Giuliana.

Molti il cinema italiano lo seguono e lo amano: “Lo scorso anno su Ciak avevo letto che gli attesi film di Martone, Sorrentino e Moretti, molto graditi a Cannes, non avevano ottenuto al botteghino i risultati sperati. Mi viene da pensare che ormai il pubblico italiano preferisca il prodotto estero a prescindere, anche quando l’alternativa nostrana è di qualità superiore. Se così fosse sarebbe un gran bel problema”, commenta Luigi. Ma tutti chiedono al nostro cinema più coraggio di osare, soprattutto tornando ai generi: “Il cinema di genere è morto… Belli erano i tempi quando il cinema italiano sfornava western, horror , i “thrilling” anni ’70 (che adoro)” (Massimo). “Il cinema italiano si salva grazie a chi ha un po’ di coraggio (Jeeg Robot da lodare quantomeno il tentativo di fare un film su un supereroe, oppure Perfetti sconosciuti con un’idea originale” commenta Niccolò, mentre Paolo scrive: “Film come Lo chiamavano Jeeg Robot forse qualcosa si muove realmente e la gente comincia ad aprire gli occhi…” Salvatore, che si occupa di regia, scrive che “bisognerebbe avere le “palle” di produrre e proporre sfide al pubblico”.

Altri lettori registrano il fatto che gli attori italiani non riescono più ad essere percepiti come “divi”, e questo frena il traino che possono garantire ad alcuni titoli: “Gli attori sempre gli stessi, molto stereotipo, non hanno glam. Non li promuovono bene i giovani attori. Poi vedi nei film di Natale sempre le stesse facce…” (Silvana). “Il cinema italiano deve ritrovare i generi e un divismo”, scrive Andrea.

Per molti è una questione di prezzo: per chi può andare al cinema solo raramente, s’impone per forza una scelta.Non c’è confronto con il cinema statunitense, se devo pagare 10/12 euro a film non guardo quelli italiani”, scrive Adriana.“Io sinceramente non me lo posso permettere il cinema, quasi 13 euro per un biglietto per poi magari vedere una ca**ta. Preferisco farci la spesa”, dice Simona. E Alessandro racconta: “Ogni volta che vado al cinema con mia figlia e moglie mi partono minimo 24 euro per i biglietti, 10 euro di diesel perché non abito in città e 15 euro minimo tra pop-corn e bevande. Non ho messo l’ autostrada che mi farebbe guadagnare tempo , ma per 10 Km qui a La Spezia si paga 4,50 per andare e altrettanti per tornare. Quindi 50 euro più o meno. Dovendo decidere un film al mese metto avanti le mie preferenze che di solito sono film Disney (e non solo per mia figlia di 10 anni) e film di alcuni registi che amo come Tim Burton e pochi altri. Quando abitavo in città (ero anche scapolo) e il cinema costava massimo 5 euro guardavo anche 2 film a settimana compresi gli italiani”.