Burning – L’amore brucia: lo strano e affascinante triangolo di Lee Chang-dong

Corea del Sud/2019 Regia Lee Chang-dong Intepreti Ah-in Yoo, Steven Yeun, Jong-seo Jun Distribuzione Tucker Film Durata 2h e 28′

Al cinema dal 19 settembre 2019

LA STORIA – Nella città di Paju, non distante dal confine con la Corea del Nord, il giovane neolaureato Jong-su sbarca il lunario facendo consegne, ma fantasticando su un futuro da scrittore. Incontra una sua quasi coetanea, vicina di casa di un tempo, Hae-mi, che lì per lì non riconosce (“mi sono fatta una plastica facciale”), anche lei precaria con un sogno strano come la sua disponibilità superficiale, partire per l’Africa, tra i boscimani. E ci va, affidandogli la cura di un misterioso gatto nel suo monolocale.

Innamorato di lei, assolve il suo compito scrupolosamente (anche se non riuscirà mai a vedere il gatto), ma quando la va a prendere all’aeroporto ha la sorpresa di trovarsi “il terzo incomodo” davanti. Si chiama Ben, è bello, ricco, snob, amichevole e imperscrutabile.

Si forma così uno strano triangolo psicologico-sentimentale, che si rompe in una serata in campagna da Jong-Su, tra sigarette alla marihuana, liquori e un tramonto da favola. Mentre Hae-mi balla seminuda su uno struggente blues (da Miles Davis), Ben fa una confidenza: “bruciare le serre è il mio passatempo. E’ l’unico modo per sentirmi in pace con me stesso”. Poco dopo la ragazza scompare, è l’impacciato aspirante scrittore, prima stranito poi insospettito, comincia a pedinare Ben: che l’amico sfuggente ne sappia di più di quel che dice?

L’OPINIONE – Stranissima storia, quasi tutta costruita sulla reticenza, sull’intuìto più che sul detto e mostrato. Come è a volte nello stile fascinoso, surreale e misterioso di Murakami, da cui il soggetto è tratto (il racconto si intitola Granai incendiati e lo si trova in L’elefante scomparso ed altri racconti), che a sua volta il regista ha ibridato con certe seduzioni tematiche ispirate (lui dice) da William Faulkner (il cui nome ritorna citato spesso nel film come autore feticcio di Jong-su, così come un omaggio al Jules e Jim di Truffaut).

In effetti, nella sua scrittura piana e allusiva, Burning passa dalla storia d’amore e dal ritratto di una generazione a cui sono state tolte le radici (Jong -su è stato abbandonato dalla madre, il padre è in galera a causa della sue assurde esplosioni di aggressività; Hae-mi potrebbe anche essere una bugiarda seriale, di soave evanescenza, Ben è uno strano cinico di indubbia amoralità) a un thriller, non solo dell’anima.

Lee Chang-dong ci aveva deliziato e fatto piangere con il suo delicatissimo Poetry, qui forse è un filino meno incisivo, ma certamente più inquietante, con quel suo pedinare cadenzato tra anime non strutturate e prive di meta che potrebbe portare da un momento all’altro alla tragedia. Infatti, con qualche ragione, il film ha ottenuto il Saturn Award dall’Academy of Science Fiction, Fantasy & Horror films. A Cannes invece, dove è stato presentato in concorso, ha vinto il premio della Fipresci più uno alle scenografie di Jum-hee Shin.

Tra i protagonisti, i fan di The Walking Dead riconosceranno senz’altro il tipo che fa Ben: è Steven Yeun, corean-statunitense. Un film inevitabile, se siete nel giusto mood.