Carlo Vanzina, addio al regista che ha messo alla berlina vizi e debolezze della società italiana

Carlo Vanzina

Anche Ciak è stato protagonista del cinema di Carlo Vanzina. Nel ricordare oggi la sua scomparsa non si può dimenticare che in Via Montenapoleone (1987) il protagonista Guido, interpretato da Luca Barbareschi, era un redattore di Ciak. Un omaggio che Carlo e suo fratello Enrico, sceneggiatore di tutti i suoi film, fecero al nostro giornale e che dimostra quanto appassionato fosse l’amore di Vanzina per il cinema.

1953 – UN GIORNO IN PRETURA Steno con i figli Carlo ed Enrico Vanzina

Quel cinema che aveva respirato sin da bambino, grazie al padre Stefano, in arte Steno, che insieme all’amico Mario Monicelli fu il suo primo mentore nel mondo dello spettacolo, oltre che maestro di eleganza e di stile, doti che hanno sempre contraddistinto la sua vita. In oltre quarant’anni di carriera (aperta da Luna di miele in tre, 1976 e chiusa con Caccia al tesoro dello scorso anno) e una sessantina di film, Carlo ha dimostrato di essere stato il ponte fra il cinema dei padri: Steno e Monicelli appunto, e altri registi fondatori della “commedia all’italiana” come Risi, Scola e Germi e quello della generazione successiva, lanciando o utilizzando tantissimi attori: Christian De Sica e Massimo Boldi, Abatantuono, Gian Maria Volonté, Castellitto, Pozzetto, Villaggio, Proietti, Montesano, Salemme, Placido, Virna Lisi, Monica Bellucci.

1960 – LETTO A TRE PIAZZE_0720

Dagli autori formatisi nel dopoguerra Carlo Vanzina aveva imparato la lezione di raccontare la realtà sociale italiana osservandone vizi e debolezze per poi metterli alla berlina. Anche se la critica a volte non è stata generosa con lui, non si può non riconoscere che applicando con giudizio quella lezione unita al suo sguardo ironico e al passo con i tempi alcuni dei suoi film sono diventati dei fenomeni di costume: Sapore di mare (1982), prima grande operazione di recupero degli Anni ’60, Eccezzziunale… veramente (1982) sul mondo delle tifoserie di calcio, Vacanze di Natale (1984), che ha aperto il filone del cinema natalizio (per i detrattori cinepanettone), Yuppies (1986) sulla Milano giovane e da bere. Senza trascurare le escursioni nel thriller (Sotto il vestito niente, 1985), nel dramma politico (Tre colonne in cronaca, 1990) e nel film in costume (La partita, 1988), oltre all’omaggio-sequel di Febbre da cavallo (1976) di papà Steno (Febbre da cavallo – La mandrakata, 2002).

Valerio Guslandi