CENERENTOLA

Cinderella, Usa, 2015 Regia Kenneth Branagh Interpreti Lily James, Cate Blanchett, Helena Bonham Carter, Richard Madden, Sophie McShera, Hollyday Grainger, Stellan SkarsgÃ¥rd Sceneggiatura Chris Weitz Produzione Simon Kinberg, Allison Shearmur Distribuzione Walt Disney Durata 1h e 52′.

In sala dal 

12 marzo

La storia è più o meno nota. Dopo un’infanzia felice e spensierata con i genitori, Cenerentola resta orfana prima di madre e poi di padre, alla mercé di una matrigna gelosa e ostile e di due sorellastre sciocche e sgraziate che la trattano come una serva. La poverina passa le sue giornate a rigovernare casa in compagnia di topolini che solo lei sembra capire, ma un giorno un ballo a corte e una scarpetta di cristallo cambieranno per sempre la sua vita.

A 65 anni dalla versione animata che lo zio Walt fece della fiaba di Perrault, più volte rimaneggiata e firmata anche dai fratelli Grimm, Kenneth Branagh aggiorna uno dei personaggi più e passivi del mondo disneyano, regalandole nuovo smalto, un psicologia più complessa, una inedita consapevolezza e un pizzico di erotismo un po’ feticistico. Il tutto sulla scia delle ultime principesse ribelli, stanche di aspettare principi dall’azzurro ormai sbiadito e ansiose di rivolgere verso altri orizzonti i propri sogni. Tant’ è che la nuova Cenerentola prima si innamora di un giovane incontrato casualmente in una radura e poi scopre che questi è nientedimeno che il principe. E quest’ultimo, lungi dall’essere un’insipida comparsa, è uno di quei giovani che si interrogano su aspirazioni e responsabilità.

Ma a differenza degli altri registi che hanno rivisitato le fiabe in chiave gotica, senza mai accedere però al cuore nero delle antiche storie e trasformando una tendenza in una stucchevole moda ormai esausta, Branagh ha il coraggio di procedere in direzione opposta, conservando magia e incanto, luce e colore rinunciando alle canzoni ma non al dolore, alla morte, alle oscurità di anime tormentate. Il suo intento era quello di rendere sexy & cool coraggio e gentilezza, che nel film diventano quasi superpoteri, come quelli precedentemente frequentati nel mondo Marvel. Sicuramente è riuscito a trasformare in una deliziosa esperienza visiva l’apparizione della Fata Madrina, il ballo nel salone disegnato da Dante Ferretti e illuminato da 5mila lampade a olio, l’assurda, folle corsa di mezzanotte prima che la carrozza torni a essere una zucca. I sontuosi costumi di Sandy Powell, costellati da migliaia di cristalli Swarowsky e minuscoli led, sono cuciti per togliere il fiato non solo a chi sul set ha indossato stretti, infernali corpetti, ma anche a chi li ammira comodamente seduto in poltrona. E poi c’è lei, la divina Cate Blanchett, la cattiva del reame, un po’ Gloria Swanson e Barbara Stanwyck, un po’ Marlene Dietrich e Joan Crawford, che indossa durezza, cattiveria e malinconia come una seconda pelle, sotto una parrucca rossa e abiti verde gelosia. Persino il Gran Duca di Stellan SkarsgÃ¥rd, shakespearianamente manipolatore, ha un suo spessore e sembra Dick Cheney.

Alessandra De Luca