Citizen K, Alex Gibney racconta l’incredibile storia di Mikhail Khodorkovsky

Citizen k

Citizen K è la storia di Mikhail Khodorkovsky, un giovane comunista modello che dopo il crollo dell’Unione Sovietica è diventato uno degli oligarchi della nuova Russia capitalista. Un plurimiliardario, re del petrolio, artefice dei destini della nazione, ma che ebbe la sventura di incrociare sulla sua strada un «ufficiale marginale del KGB di stanza nella DDR dopo il crollo del muro di Berlino». Era Vladimir Putin.

Un serrato e lucido documentario-lezione di storia della degenerazione del post-comunismo, come solo un documentarista del calibro di Alex Gibney (Oscar nel 2008 con Taxi to the Dark Side) può articolare, che racconta contesto, fasi e fine (?) di un duello conclusosi in un processo farsa. Khodorkovsky, arrestato per frode e poi riciclaggio di denaro e condannato sino al 2017 al carcere duro in Siberia, da boss esecrato è diventato un simbolo della opposizione democratica russa e amnistiato nel 2013. Ora vive da esule a Londra. Gibney ha registrato oltre 20 ore di interviste, ne ha tratto il succo e lo ha arricchito con materiale documentario d’epoca (a volte spassoso), dichiarazioni di giornalisti, avvocati e altri importanti testimoni.

Mikhail KhodorkovskyL’ex magnate non è certo uno stinco di santo, almeno non lo è mai stato, ha accumulato capitale giocando sulla buona fede dei suoi concittadini, ha truffato e usato tutte le armi anche coercitive che il capitalismo allo stato nascente e selvaggio può concepire, ma la sua fermezza nell’affrontare un avversario così potente (e subdolo manipolatore di facili consensi, capace anche di esibirsi in tv cantando Blueberry Hill!) ce lo rende, in qualche modo, stimabile. Del resto quando Gibney gli domanda «Perché non lasciò il paese per evitare il carcere?», Khodorkovsky risponde: «Perché non do abbastanza valore alla vita per barattarla con la libertà».