“DEADPOOL”: LA RECENSIONE!

id. Usa, 2016 Regia Tim Miller Interpreti Ryan Reynolds, Morena Baccarin, Ed Skrein, Gina Carano, T.J.Miller Sceneggiatura Rhett Reese, Paul Wernick Produzione Simon Kinberg, Ryan Reynolds, Lauren Shuler Donner Distribuzione 20th Century Fox Durata 1h e 48′

In sala dal 

18 febbraio

Ex militare di quelli specializzati, Wade Wilson attualmente fa “il cattivo che viene pagato per pestare tipi peggiori di lui”. Sboccato, arrapato (è innamoratissimo, ricambiato, della sexy prostituta Vanessa, interpretata da Morena Baccarin), pieno di sè, il bad boy un giorno si scopre ammalato di cancro e dovrebbe salutare presto la vita. Senonché un programma speciale e segreto lo salva, mutandolo in un super con poteri rigenerativi e facoltà potenziate, ma trasformando anche il suo aspetto sino alla mostruosità: “Hai la faccia di un ananas che ha fatto sesso con un fico d’india, ma senza amore” gli dice l’amico barista. Da quel momento, il reietto che s’è fabbricato un costume in spandex e si è ribattezzato Deadpool, ha un duplice scopo intrecciato: vendicarsi dello scienziato manipolatore che l’ha turlupinato (si fa chiamare Ajax, interpretato da Ed Skrein) e tornare il bel fusto che era prima, onde ricongiungersi a Vanessa.

Ardita ma ben meditata la pensata della Marvel: costruire un super-antieroe che pensa, parla e reagisce come un immaturo adolescente, volgare e isterico, e proporlo al lato più scafato dei suoi fan. Fusione un passo avanti tra lo spirito scanzonato comedy de I guardiani della Galassia e l’anarchica smargiasseria di Wolverine, Deadpool è sconcertante e furbo, ammiccante (spesso si rivolge direttamente alla platea) e gravido di Marvel-referenzialità (le battute feroci sugli X-Men o su Capitan America si sprecano). Tim Miller viene dall’universo degli effetti speciali, è uno specialista nel coreografare scene di violenza ed è un fan dichiarato dei fumetti, praticamente il regista predestinato di questo primo capitolo delle avventure di un tipaccio così sconcio (nato dalle menti di Fabiam Nicieza e Rob Liefeld) che promette sequel dall’andamento pulp e splatter assolutamente imprevedibili (lo scopriremo nel 2017 secondo le previsioni). Non per caso, la pellicola è stata classificata X negli USA (cioè vietata ai minori di 17 anni); non solo o tanto per la violenza (peraltro sanguinosa e sadica ma anche estremizzata sino alla parodia), quanto per la esplicita e quasi sempre verbale trivialità pornografica (senza contare che il nostro Wade ama masturbarsi e non lo nasconde) o sull’insistenza non spregiativa sui peggio viziacci della nostra civiltà metropolitana (“Quanto mi manca la coca” si lamenta l’anziana e cieca ospitante afro di Deadpool). Il pimpante Ryan Reynolds possiede sufficiente appeal e autoironia per provare un secondo tentativo nel mondo dei cinecomics, questa volta riuscito, dopo il terrificante tonfo di Lanterna Verde (2011), riprendendo il personaggio che già era apparso in X Men le origini: Wolverine (2009). Insomma, la storia è al limite della demenza nella sua elementarità, ma è così forsennata e cazzara da diventare anche moooolto divertente.

Massimo Lastrucci