Enfants Perdus, l’infanzia rubata e la droga in corto al Giffoni 2018

L’innocenza marcata, una vita violata e un finale di consapevolezza. Questi sono i tre elementi che possiamo trovare nel cortometraggio Enfants Perdus di Ermanno Dantini, in concorso al Giffoni Film Festival 2018 nella sezione Parental Experience. Nella cornice del quartiere Tor Bella Monaca Enfants Perdus inscena una situazione che, sebbene possa sembrare lontana, è mestamente reale.

Questo è evidente fin dalle prime scene, dove il piccolo protagonista Adriano cerca di apparire quanto più forte possibile. Eppure, una volta salito sul bus, l’incrocio di sguardi, elemento caratterizzante di tutto il corto, con un altro bambino, mostrano tutta la sua innocenza, che suggerisce l’inquietudine presente nell’animo del piccolo protagonista. L’espressione di quest’ultimo rivela la voglia disperata di essere qualcun altro, un bambino normale.

L’innocenza che scivola via

La durezza della vita di Adriano però, appare evidente in una delle scene cardine del corto: il passaggio di droga tra lui e il corriere, che lo tratta non come un ragazzino, ma come un collega, in modo sprezzante e sarcastico, chiedendogli notizie del padre incarcerato, e andando a colpire i suoi sentimenti. Il regista in questo caso è bravo a far trasparire le emozioni, in modo che lo spettatore riesca a percepire una innegabile amarezza.

Adriano e Stefano in Enfants Perdus

Il momento centrale del corto ci mostra poi il lato più intimo della vicenda: il rapporto con il fratello maggiore Stefano, la sua guida in mancanza del padre. Il rapporto tra i due è evidentemente molto tenero. Il fratello maggiore vuole evitare al più piccolo la crudezza di quella vita che sono costretti ad affrontare. Il regista, nel ritrarre questo spaccato affettivo, lancia un messaggio di denuncia sull’infanzia rubata a tanti bambini. Adriano, tuttavia, riceve l’affetto che per lui dovrebbe essere quello più importante e significativo, quello della madre, interpretata da Lidia Vitale. Nel momento in cui le chiede di andare al mare, traspare tutta la sua voglia di normalità. Il regista è bravo a rendere il tutto con un mix di suspance e dramma, portando lo spettatore a vivere un vortice di emozioni quasi ingestibili, ma utili a rendere l’idea di quello che sta accadendo.

Lidia Vitale in Enfants Perdus

Enfants Perdus, il sogno di Adriano

Ecco quindi che arriviamo alla scena finale, dove il piccolo Adriano si è salvato da quella scomoda situazione, ed è solo con suo fratello, ultimo vero baluardo familiare che gli è rimasto. I sentimenti di Adriano si inaspriscono e il suo desiderio di vendetta cresce quando viene rivelata l’identità del responsabile del suo destino familiare. Il suo disagio è tangibile e lo pone in una situazione di repentina crescita, per cercare di non farsi trovare impreparato dalla cruda realtà.

Tutto ciò lo porta a salire su quell’autobus per andare verso il suo sogno, quello che vede ogni giorno negli occhi di un bambino poco più grande di lui: una vita normale.