Francesco Montanari ci svela i segreti de I Medici. In nome della famiglia

Francesco Montanari
Francesco Montanari interpreta Girlamo Savonarola ne I Medici. In nome della famiglia ©Fabio Lovino

Teatro, cinema, televisione. Quando lo intervistiamo, Francesco Montanari è impegnato nelle prove di Regina, l’opera prima di Alessandro Grande, già vincitore nel 2018 del David di Donatello per il Miglior cortometraggio. «È la storia di un padre problematico e della figlia 13enne che dovrà essere l’adulta della situazione» racconta l’ex Libanese. «E poi sto preparando un altro film, un po’ alla Tarantino, incentrato sulle Brigate Rosse per la regia di Fabio Resinaro. A teatro invece porto La più meglio gioventù, un testo che ho scritto con il mio migliore amico Alessandro Bardani, e debutterò anche nello spettacolo Il giocattolaio,
dove sarò in scena insieme a mia moglie Andrea Delogu, che penso sia un’attrice incredibile (al cinema la vedremo in Divorzio a Las Vegas di Umberto Carteni, Nda)». Quindi con grande consapevolezza e autoironia Francesco ammette: «Non riesco a stare fermo!».

Francesco Montanari
Francesco Montanari e Daniel Sharman ©Fabio Lovino

E proprio la sua fame di storie e personaggi da raccontare lo porterà a essere protagonista su Rai 1 de I Medici. In nome della famiglia dal 2 dicembre. Nella terza stagione della serie kolossal incentrata sulla dinastia che ha reso grande Firenze, prodotta da Lux Vide, in collaborazione con Rai Fiction, Big Light Productions, Altice Group e distribuita da Beta Film, Montanari interpreta Girolamo Savonarola.

Come è stato vestire la tonaca del predicatore domenicano?
Ricordati che devi morire! (Scherza, citando Non ci resta che piangere). È stata un’avventura meravigliosa e molto complessa: è la mia prima esperienza di recitazione in lingua inglese. Ho avuto un angelo custode che si chiama Mark Thompson-Ashworth: era il mio dialogue coach e poi è diventato il mio soulmate. L’ho portato anche in vacanza perpreparare la parte, studiavamo dalle 7.00 del mattino fino alle 14.00 e poi andavamo almare. Accanto a mia moglie… ma che devi fa’! Ci siamo chiesti: “Perché il nostro  Savonarola – lasciamo stare la figura realisticamente esistita – è amato dal popolo? Perché ha tanti seguaci?”. Lui dice la verità. Non giudica, sostiene che siamo tutti peccatori. Oltre al discorso religioso, c’è quello umano: tramite l’amore, il rispetto per il prossimo e la solidarietà, Girolamo ha acquisito credibilità.

 

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È entrato in una squadra già formata e in una produzione pensata per essere vista in tutto il mondo. Che effetto fa?
In un progetto così importante gli showrunner Frank Spotnitz e Nicholas Meyer hanno ogni responsabilità e l’ultima parola su tutto. All’inizio erano perplessi: “Perché dobbiamo prendere un italiano per un ruolo così importante?”. Solo che il regista Christian Duguay mi ha fatto tre provini e ha detto: “No! Voglio lui”. È stato un grande attestato di stima. Avevo molta paura. Mi ricorderò sempre la scena del loggione: avevo un discorso lunghissimo, da fare in inglese e rivolto alla folla, dove c’erano anche Lorenzo e gli altri Medici. Dopo mesi e mesi passati a ripetere la parte, ho avuto uno sblocco emotivo e mi sono goduto ogni istante.

Savonarola è l’antieroe della stagione?
Quando Girolamo e Lorenzo (Daniel Sharman) si conoscono, Savonarola diventa il mentore spirituale del Magnifico. C’è una grande sintonia umana. Non voglio rivelare troppo, ma a un certo punto i due saranno antagonisti. È interessante perché politicamente sono rivali, ma umanamente loro si amano. Il compito sociale che entrambi hanno li porta però agli antipodi. Questo è un conflitto meraviglioso perché ognuno ha le sue ragioni obiettive per fare quello che fa. Lorenzo sostiene che la bellezza, l’arte e la ricchezza fanno bene agli esseri umani. Il mio Savonarola invece le considera distrazioni, esternazioni dell’amore per la vanità. Secondo lui, i soldi dovrebbero essere investiti per aiutare i poveri che muoiono di fame. Il Magnifico invece è convinto che per espandere Firenze e il suo dominio bisogna investire sulle opere d’arte e sugli artisti. Così abbiamo un filosofo e un politico con due visioni opposte.

Il cacciatore
Francesco Montanari in Il cacciatore

Terminato l’impegno con I Medici sarà il momento di vederla nella seconda stagione de Il cacciatore. Cosa dobbiamo aspettarci?
La serie è stata pensata in tre atti. Quindi quanto seminato nella prima stagione sarà sviluppato nella seconda in onda nel 2020. Accadranno molte cose, ma sarà la morte del piccolo Di Matteo a fare precipitare Saverio Barone in un baratro terribile. Lui si troverà sempre più solo. Anche perché ha un carattere abbastanza particolare. Non è una persona che si fa amare! Pur di arrivare all’obiettivo potrebbe fare arrestare la mamma, ma ricordiamoci sempre che il mio personaggio è solo ispirato ad Alfonso Sabella. Nei nuovi episodi Barone arriverà a un punto di non ritorno, impazzirà completamente e entrerà in un inferno.

Il Libanese di Romanzo criminale, Barone e ora Savonarola. Ha una predilezione per i personaggi realmente esistiti?
È curioso che molti ruoli che ho interpretato siano ispirati a persone esistite. È una coincidenza strana e inaspettata. Non faccio biografie o documentari ma opere di finzione, eppure è bello: mi trovo a mio agio con queste figure reali da cui prendo ispirazione per poi creare i miei personaggi.

Romanzo criminale - La serie

Non sente il peso della responsabilità?
No, per me la sceneggiatura diventa la mia Bibbia. Anche se molto spesso cozza con i dati reali, io metto a servizio i miei traumi, le mie gioie e i miei dolori. Poi in realtà tutti e tre i personaggi hanno un filo conduttore che è l’autoaffermazione individuale: il Libanese lo fa attraverso la criminalità per amore della madre, Barone sceglie invece la legalità e Savonarola agisce per amore di qualcosa di superiore, per amore del Dio cristiano. E c’è sempre questa volontà estrema, di vita o di morte, di autoaffermazione.