Gemini Man, Will Smith si sdoppia per Ang Lee

Gemini Man

Gemini Man Cina, Usa Regia Ang Lee Interpreti Mary Elizabeth Winstead, Will Smith, Clive Owen Distribuzione 20th Century Fox Durata 1h e 57′

In sala dal 10 ottobre

LA STORIA – Henry Brogan (Will Smith) è probabilmente il più capace killer al servizio di un’organizzazione legata allo spionaggio USA. Capace di colpire un bersaglio, in questo caso un biologo russo, anche se questi è un treno in corsa: «Avevo puntato alle testa, l’ho preso sul collo» è il suo commento. Perché il sicario comincia a essere stanco, dopo «72 uccisioni, comincio a destabilizzarmi». Ma non si può mollare il banco, a meno che Cia e Dea non vogliano. E poi siamo sicuri che lo scienziato ucciso fosse un pericolo o non piuttosto un fastidio per i piani dei suoi committenti? Da predatore, Henry diventa così preda. Ad aiutarlo sarà una collega governativa che lui ha smascherato, ma ad inseguirlo c’è il più temibile degli avevrsari, lui stesso in versione clonata e ringiovanita…più agile, con meno scrupoli morali. Come sfuggirgli?

L’OPINIONE – L’elemento più interessante di questo action movie è l’aspetto tecnologico, un 3D special ultima generazione in 4k. Praticamente, se in sala attrezzata appositamente, uno spettacolo tridimensionale nitidissimo in ogni dettaglio, persino quelli sullo sfondo. Ed è probabilmente questo, assieme alla difficoltà di far agire contemporaneamente sullo schermo due generazioni di Will Smith (una più giovane digitalizzata e ringiovanita, un prodigio della tecnica) ad avere interessato l’ormai veterano Ang Lee ad occuparsi di un progetto pensato più di vent’anni fa e quindi accantonato (non si aveva a disposizione una tecnologia così adeguata). Perché è giusto non scordare che il 65enne taiwanese è stato uno dei cineasti più eccitanti degli anni ’90 (Il banchetto di nozze, Ragione e sentimento, Tempesta di ghiaccio, La Tigre e il Dragone), anche se oggi da tempo oscilla tra cinecomics (Hulk) e polpettoni internazional popolari (I segreti di Brokeback Mountain, Vita di Pi). Perché in quanto alla trama…ehm ehm siamo all’action movie basic, tutto super adrenalina e rozzezze di sceneggiatura, con personaggi tagliati giù in qualche modo, battute alla “stiamo attenti a non offendere nessuno”, genericità e persino sentimentalismo (alla fine) da latte alle ginocchia.

Will Smith in un ruolo che chiunque tra Van Damme, Lundgren, Stallone e Schwarzy (nelle loro versioni più corrive) avrebbe “indossato” alla stessa maniera, fa quel che deve, ovvero picchia, spara, mena e se la mena (così, giusto il minimo dovuto); corre in moto infrangendo tutti i codici della strada ed è pure educatamente spiritoso. Puntualmente, tanto per dargli un cotè meno plastificato e meno superomistico, gli sceneggiatori gli hanno aggiunto il terrore di annegare e l’allergia alle punture di api, proprio come i clichés del genere esigono. Belli ovviamente i set (tra una coloratissima Cartagena, Columbia, e una Budapest come non avete mai visto e mai probabilmente vedrete), per il resto roba per palati senza pretese, da farsi scivolare addosso tra una coca cola e un bicchierone di pop corn.