Golden Globes 2018, cosa ci rivelano sui prossimi Oscar

I Golden Globes 2018 sono considerati da sempre l’anticamera degli Oscar: tra sorprese e delusioni (e nemmeno una regista in nomination), ecco il nostro commento sul primo grande premio della stagione 

Il fatto che i Golden Globes raddoppino le categorie (film drammatici e film comici), rendono più difficili le omissioni. E quindi chiunque venga pescato nel mucchio, un po’ selvaggio, di nomination, in fondo finisce per avere, in fondo, una sua logica.

Il dominatore della serata è stato Tre manifesti a Ebbing, Missouri (premi alla protagonista Frances McDormand, al non protagonista Sam Rockwell, e allo sceneggiatore Martin McDonagh, che ne era anche il regista), che sulla carta sembrava più adatto agli Spiriti Awards, i film del cinema indipendente. Invece ha battuto il favorito La forma dell’acqua e Guillermo del Toro si consola col premio alla regia, che negli anni recenti era andato ai suoi connazionali e amiconi Cuarón e Iñárritu. Per cui ora “I tre caballeros” del cinema messicano, sono tutti sullo stesso piedistallo, che è diventato una sorta di totemica critica vivente contro il cervellotico progetto di un muro isolazionista del presidente Trump. E anche Coco, celebrazione animata della cultura messicana attraverso il colorito e poetico dia de los muertos, può aiutare la doverosa contestazione.

Poco da eccepire su Lady Bird, miglior film comico (più premio alla bravissima protagonista Saoirse Ronan), se non sottolineare il fatto che non era stata nominata la regista Greta Gerwick. Anzi, proprio nessuna regista, in quello che pure è stato l’anno delle donne e della loro rivolta.

Meritatissimo anche il premio alla non protagonista Allyson Janneys, terribile “mammina cara” di I, Tonya. E quello a Gary “Churchill” Oldman, un grande attore che in passato si era spesso sdato, e che fino a La talpa, 2012, non era mai stato nemmeno candidato all’Oscar (oggi questo “antirecord” ce l’ha Donald Sutherland).

James Franco ha vinto come miglior attore per il divertente Disaster Artist, di cui era anche regista, celebrazione del peggio di Hollywood. Disaster Artist avrebbe potuto essere il titolo riassuntivo della sua caotica e bulimica carriera. La speranza è che da oggi sia nato un artista più concentrato e meno velleitario e dispersivo.

Marco Giovannini