Untouchable, il documentario sugli abusi di Harvey Weinstein che tutto il cinema ha taciuto

Da star maker a orco predatore, il passo di Harvey Weinstein è stato lungo. Per quattro decenni il prodigioso e pluripremiato produttore di Hollywood, artefice del successo di film come Pulp Fiction, Shakespeare in Love, Il paziente inglese e persino dei documentari di Michael Moore, celebrato tra le lacrime sul palco degli Oscar da tutti i vincitori della prestigiosa statuetta, corteggiato, temuto, adorato, lusingato, compiaciuto, ha ripetutamente abusato di attrici in cerca di carriera o di un ruolo migliore, assistenti abbagliate dalle luci di un mondo dove andare a cena con Leonardo DiCaprio e Quentin Tarantino diventa la norma.

Harvey Weinstein: la caduta del “Padrino”

Solo nel 2017 il gran mogul, fiero di essere “il dannato sceriffo di questa fottuta città di merda”, è stato ufficialmente smascherato, denunciato, imprigionato per numerose violenze sessuali. L’ascesa e la caduta di quello che adesso molte donne di Hollywood definiscono un mostro sono raccontate nell’attesissimo documentario di Ursula MacFarlane, Untouchable, presentato al Zurich Film Festival.

Non potendo contare ovviamente sulle testimonianze delle accusatrici più famose, da Gwyneth Paltrow ad Angelina Jolie, da Mira Sorvino a Uma Thurman e Asia Argento, Ashley Judd, Rose McGowan, Courtney Love, Cate Blanchett – ma tra le celebrity che hanno dichiarato guerra ad Harvey c’è Rosanna Arquette, riuscita a sottrarsi immediatamente agli assalti del molestatore – la regista raccoglie confessioni, dichiarazioni e ricostruzioni fatte da dipendenti, molti dei quali consapevoli di quello che accadeva nelle stanze di hotel, quando il bisogno di un massaggio diventava l’inizio di un abuso sessuale, e giornalisti impegnati a mettere in piedi un dossier su Weinstein. Soprattutto Megan Twohey e Jodi Kantor che hanno denunciato lo scandalo sulle pagine del New York Time e Ronan Farrow che ha raccolto 13 testimonianze poi pubblicate su The New Yorker.

La voce alle vittime

Il documentario, ripercorre le tappe del successo di un uomo capace di orientare i voti dei membri dell’Academy con cene e regali, ma innegabilmente dotato di uno straordinario fiuto per i buoni film: tra i momenti di svolta della sua carriera sono citati tre film, Sesso, bugie e videotape, Il mio piede sinistro e Nuovo Cinema Paradiso. Ma la MacFarlane, che lascia in ombra la figura del fratello Bob, al quale si accenna solo in alcuni brevi momenti del film, concede ampio spazio ai racconti delle vittime che rievocano dettagliatamente quei terribili momenti in compagnia di Harvey, il senso di colpa per non essere riuscite a dire di no, il disgusto e i conseguenti traumi, ma ricostruisce in maniera molto chiara il contesto in cui Harvey si muoveva, il sistema che lo ha protetto per decenni.

Non solo Weinstein riusciva con una semplice telefonata a impedire la pubblicazione di articoli e fotografie che lo avrebbero incriminato e a mettere a tacere chi lo denunciava con un cospicuo assegno, ma si è avvalso persino della collaborazione di un agente del Mossad per distruggere tutti coloro che erano sospettati di voler screditare la sua immagine. Un vero Padrino, insomma, arrogante e violento, certo di una impunità fondata sul silenzio di tutti, giornalisti, attori, attrici, produttori.

Tutto il mondo del cinema, insomma, ha taciuto, ha girato la testa dall’altra parte per non perdere i propri privilegi. Le foto mostrano Weinstein insieme alle sue vittime, che lo abbracciano felici, persino Meryl Streep lo guarda sorridendo. Nessuno aveva il coraggio e la voglia di rinunciare a tutto quello che Harvey aveva da offrire. “Lo sai chi sono io?” chiedeva spesso alle donne che tentavano di sottrarsi alle sue avances. “Hai davvero voglia di farti un nemico per pochi minuti della tua vita”. Ascoltare le parole di Weinstein nelle registrazioni fornite dalle vittime è agghiacciante. Ma è ancora più spaventoso pensare che siamo solo all’inizio e che solo se le donne avranno la forza di continuare a denunciare le cose potranno davvero cambiare. Un giorno, forse.