Il cinema: etico, o politicamente corretto?

Il sindaco del rione Sanità

Il successo di questa edizione della Mostra è indiscutibile: le sale sono sempre piene, con il pubblico e i giornalisti soddisfatti del livello generale della selezione, tanto elevato che persino Stefano Disegni incontra qualche difficoltà nel lavoro di “ammazza-film”. In questa sorta di eden cinematografico ci si possono anche permettere riflessioni che esulino dalla critica di questo o quel titolo, provando invece a identificare le novità emerse finora. Possiamo notare come, fortunatamente, si stia svegliando una nuova coscienza in autori capaci di buttare alle ortiche l’ipocrisia pelosa del politicamente corretto realizzando film sanamente eversivi, ma allo stesso tempo non dimenticando di porsi problemi etici sul senso del loro lavoro e su come questo possa influenzare e modificare il mondo in cui viviamo.

Adults in the room

«Un film non può cambiare il mondo, ma il cinema riesce a influenzare la società, perché tutti i film sono “politici”, anche le commedie apparentemente più sciocche», ci racconta Costa-Gavras che, con Adults in the Room, ha mostrato il “dietro le quinte” del Fondo Monetario, quegli intrighi e quella rete di doppiogiochismo multiplo che altrimenti sarebbero rimasti ignoti. Proprio perché non c’è etica in quelle riunioni è una scelta fortemente etica, prima ancora che politica, mostrarne la nefandezza.

Allo stesso modo Mario Martone rilegge fedelmente Eduardo, ma taglia l’apocalittico monologo finale del dottore, destinato a riattizzare il fuoco dell’odio perché, afferma, «non me la sentivo di dire che “si ammazzassero tutti” agli abitanti di un quartiere disagiato come quello di San Giovanni a Teduccio, che venivano a vederci al NEST, dove abbiamo messo in scena la commedia per un anno e mezzo». Attenzione però, il senso etico di Costa-Gavras e Martone nulla ha a che vedere con gli ammuffiti tribunali del “politicamente corretto”, altrimenti si finirebbe col condannare la geniale carica eversiva del Joker, mettendolo all’indice. Ricordiamoci che nel nostro paese c’è ancora chi, confondendo causa ed effetto, pensa che Gomorra istighi alla criminalità, ma senza domandarsi poi perché allora undici stagioni di Don Matteo non ci abbiano resi tutti più “buoni”.

Oscar Cosulich