Joker, Todd Phillips: «Impossibile battere Marvel: ho girato un film che non avrebbero mai potuto fare»

«Non si può battere la Marvel, è un colosso. Perciò dobbiamo fare quello che loro non possono fare». In questa solo apparente dichiarazione d’inferiorità del regista Todd Phillips (Una notte da leoni, Trafficanti) il primo segreto su cui è nato un capolavoro come Joker, cinefumetto che il regista si affretta a non definire tale e anche i nerd duri e puri considerano (sbagliando) poco fedele ai canoni fumettistici.

Il film, Leone d’Oro alla Mostra di Venezia, si prepara ora alla corsa per gli Oscar dove Joaquin Phoenix, grazie alla sofferta incarnazione del Joker, riceverà quasi sicuramente la quarta nomination della carriera, dopo le tre raccolte con Il gladiatore, Quando l’amore brucia l’anima e The Master. Scritto da Todd Phillips e Scott Silver (The Fighter), Joker ci porta in una Gotham City degli anni ’80 corrotta, invasa dall’immondizia e dai topi, dove Bruce Wayne non è ancora Batman. Nel film Phoenix è il povero ed emarginato Arthur Fleck, uomo affetto da una patologia che lo porta a esplodere in una convulsa e irrefrenabile risata isterica quando è sotto stress.

Arthur sogna una carriera da comico, ha come modello irraggiungibile l’affermato Murray Franklin (Robert De Niro, che in una stimolante inversione di ruoli recita un personaggio analogo a quello di Jerry Lewis in Re per una notte, dove De Niro era invece il disperato Rupert Pupkin).

«Con Joaquin abbiamo iniziato a parlare molti mesi prima di girare e siamo andati in profondità su ogni dettaglio», afferma il regista. «Sono state discussioni che non hanno mai avuto termine, perché fino all’ultimo giorno emergevano nuovi aspetti della psicologia di Joker. Alla fine mi sarebbe piaciuto poter rigirare alcune scene per includere le ultime scoperte fatte».

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Ciak ottobre 2019