LOOKING THE MOVIE: Un finale degno, senza sorprese e con poche emozioni

Era il marzo del 2015 quando la HBO decise di cancellare Looking, serie tv che dopo i già poco esaltanti ascolti registrati dalla prima stagione riuscì comunque a rimanere miracolosamente a galla nel mare magnum dei precari show americani. Malgrado la limpida semplicità e l’autentica schiettezza con cui gli autori erano stati capaci di raccontare le storie di un piccolo nucleo della comunità omosessuale di San Francisco, il grande pubblico non ha mai digerito l’apparente languire delle vicende dei protagonisti, o la loro falsa mancanza di carisma. Eppure l’originalità e la bellezza di Looking risiedevano proprio nella capacità di trattare le vicende umane di un comune gruppo di ragazzi nella loro banalità, senza dover ricorrere ad alcun sensazionalismo che venisse dal tipo di orientamento sessuale o da una vita privata calata nel tradizionale contesto rainbow di San Francisco.

La realtà omosessuale, della quale pure si sono indagate le dinamiche, riusciva in Looking a passare in secondo piano rispetto al peso che d’altra parte andavano acquisendo le fratture d’amore o i temporanei screzi fra amici. E questi si definivano inoltre senza che la loro dialettica ne fosse esasperata, o senza che si arrivasse fino a quel parossismo da spettacolo che comparendo persino nel meno popolare degli show televisivi garantisce anche solo qualche misero punto di share. E’ vero tuttavia che alcuni cambiamenti per tentare un approccio più proficuo con il pubblico – soprattutto fra la prima e la seconda stagione – si sarebbero potuti azzardare, ma è vero anche che chi scrive segue in fondo ciò che gli dicono l’esperienza e la propria sensibilità, anziché il gusto prosaico di potenziali lettori o spettatori.

Ad ogni modo, persino una serie che non volendo diventa così di nicchia riesce per una ragione o per un’altra ad entrare nel cuore dei suoi seppur pochi affezionati. E proprio grazie a costoro, dopo il deludente finale della seconda stagione, Looking si è assicurato un vero e lungo episodio conclusivo in versione tv movie andato in onda sulla HBO per l’America e su Sky Atlantic proprio ieri sera: quasi due ore di girato in cui abbiamo ritrovato i volti e le vite di Patrick (Jonathan Groff) l’insicuro, di Dom (Murray Bartlett) il disilluso e di Agustìn (Frankie J. Alvarez) l’artista. L’imminente matrimonio di quest’ultimo, ora profondamente maturato (ha un lavoro ed è pronto a prendersi tutte le responsabilità di una vita coniugale), riporta a San Francisco il timido Patrick, fuggito a Denver l’anno prima in tutta fretta evitando così e il brulichio della città e le difficili storie con Kevin (Russel Tovey) e Richie (Raùl Castillo). Da qui si dipana il resto dell’intreccio: Patrick rivedrà Kevin? E resisterà a Richie? Che fine faranno Dom e Agustìn?

Oltre alle consuete facce, in Looking The Movie ritroviamo tutto dello stile della serie: dall’intero spettro di colori dell’azzurro che fotografano la pittoresca San Francisco, alla magistrale prova degli attori, all’alta qualità della sceneggiatura, in massimo grado nei dialoghi più concitati fra i protagonisti. Coerentemente con le due uniche stagioni precedenti, quindi, anche in questo lungometraggio permane il tono del tutto dimesso dello scorrere degli eventi, che in maniera affatto anticonvenzionale non lascia spazio a folgoranti emozioni o a grandi colpi di scena, limitandosi invece a raccontare la breve e definitiva ricerca dei protagonisti di un giusto equilibrio nella propria vita quotidiana. Gli sceneggiatori sembrano insomma aver sì voluto assecondare i fan assicurando una conclusione degna per i loro personaggi, senza indulgere però ai consueti espedienti da gran finale delle più comuni serie televisive.