Made in Italy, intervista a Ligabue: «La mia Italia di amore e di rabbia: racconto chi non ha voce in capitolo»

Da sempre canta il suo amore turbolento per il nostro paese: ora con Made in Italy Luciano Ligabue racconta al cinema fallimenti e speranze di chi cerca di riprendersi in mano il proprio futuro

È un storia di gente per bene alle prese con un mondo dove tutto è precario, dal lavoro ai sentimenti e al futuro. È una tormentata dichiarazione d’amore all’Italia ancora popolata da persone che rimangono con la schiena dritta e tentano di riappropriarsi del proprio destino. A vent’anni dal suo esordio dietro la macchina da presa con Radiofreccia (David di Donatello come miglior esordiente) e a sedici dalla sua opera seconda, Da zero a dieci, il rocker Luciano Ligabue torna alla regia con Made in Italy, ispirato al suo primo, omonimo concept album (in tour dal 4 settembre al 4 novembre 2017 dopo l’operazione alle corde vocali), che racconta la storia di un solo personaggio, Riko, dalla prima all’ultima canzone. Quel personaggio, alla catena di montaggio di un salumificio e con un matrimonio a pezzi, ha ora il corpo e il volto di Stefano Accorsi, mentre la moglie Sara è Kasia Smutniak e il figlio Pietro è Tobia De Angelis.

Intorno a loro un coro di amici interpretati, tra gli altri, da Fausto Maria Sciarappa, Walter Leonardi, Filippo Dini, Alessia Giuliani e Gianluca Gobbi. Il film, prodotto da Domenico Procacci, è al cinema per Medusa dal 25 gennaio. Come sia avvenuto il passaggio dalla musica alle immagini ce lo racconta Liga stesso, che ha definito l’anno appena trascorso un “2017 sulle montagne russe”. Ricordatevi di cercarlo in due camei nel film.

Come ha lavorato per trasformare le canzoni in un film?

Ho seguito il plot dell’album per costruire una storia molto più articolata e ricca di personaggi. Riko doveva essere circondato da brave persone, come lo sono lui, sua moglie, suo figlio e i miei amici, che hanno ispirato molti personaggi del film. Volevo mostrare anche la fatica che comporta l’essere onesti nel nostro paese. Made in Italy è un film sentimentale, che poggia sull’amore frustrato per l’Italia e su quello tra Riko e Sara, reso speciale da Stefano e Kasia.

Stefano Accorsi @ChicoDeLuigi

Ama molto i suoi personaggi, e si vede.

Volevo raccontare persone che purtroppo hanno poca voce in capitolo, mostrando le loro fragilità, per far vedere dove li ha condotti il loro percorso.

Quanto Riko rappresenta il suo alter ego?

Cercavo qualcuno lontano da me, un operaio con un mestiere che ti sporca le mani, che ti fa tornare a casa con un odore forte, col bisogno di molte docce per lavarti di dosso il lavoro e le preoccupazioni. Il punto di vista che esprime è quello di uno che ha meno privilegi di me, è la parte di me che vuole raccontare le persone immerse nella realtà. C’è una parte di me molto incazzata, ma ho la sensazione che non mi sia concesso manifestarla per via dei miei privilegi. Ho trovato allora un modo per esprimere questa incazzatura, che nasce quando l’amore non è corrisposto. È la mia voce, ma è più credibile se diventa la voce di un altro. Da dieci anni rifletto su cosa voglia dire sentirmi italiano, perché amo tanto questo paese e perché non ne sopporto più i difetti. Nel 2007 avevo scritto Buonanotte all’Italia e poi sullo stesso tema visto da altre angolature sono tornato con Il sale della terra, Il muro del suono. Made in Italy mi ha permesso di articolare ancora meglio questo argomento con la storia di una persona che diventa anche la storia di chi gli è vicino.

(continua su Ciak in edicola)