Manuel, un piccolo grande film da non perdere di vista

Manuel

LA STORIA – Manuel, interpretato dal sorprendente Andrea Lattanzi, compie diciotto anni ed è il momento di uscire allo scoperto, lasciando l’istituto per minori privi di sostegno famigliare in cui è stato seguito dai religiosi, con tenerezza e a volte disimpegno, ma senza colpi duri. Una vita quasi normale, e adesso, davanti a lui, il mondo in cui reinserirsi e un problema che ci stringe alla gola: sua madre, che è in carcere, può ottenere gli arresti domiciliari solo se il giovane figlio accetterà di prenderla in carico. Per noi che guardiamo è un compito troppo pesante, per il protagonista, tallonato da vicino con empatia dal regista Dario Albertini, uno scoglio alto quanto una montagna.

L’OPINIONE – Non ci sono pregiudizi o idee precostituite nel racconto filmato e disegnato con lentezza nel corso di un anno e mezzo di riprese: Manuel è un ragazzino e insieme un uomo, ha tentazioni (la cocaina, ancora), memorie pesanti (l’appartamento abbandonato nel caos della perquisizione che ha preceduto l’arresto della madre), sorrisi e incertezze, una forza, infine, più grande e più adulta di lui. Albertini ci porta per mano nel cuore della vicenda, negli occhi del vibrante Andrea Lattanzi, ci sfiora e non ci aggredisce, nessun luogo comune da ragazzi sbandati di periferia. Solo vera, disperata, perfino incantata, vita di quartiere ai bordi, dove nascono fiori buoni e fiori intossicati. Il film è il racconto scritto sul corpo e il volto del giovane protagonista, un ragazzo trafitto dalla vita e che nel momento in cui rientra nella società, libero di scegliere, deve accettare di rimettere tutto sottosopra, accudendo una madre ingombrante. Non so dire se Andrea Lattanzi sia già un grande attore, certo è uno di quelli, rari, che con la loro fisicità divorano lo schermo e lo fanno proprio. Vediamo paure e inciampi passare come ombre nei suoi occhi e il regista è bravissimo a coglierli. Alla fine nessuna certezza, il film non si chiude lasciandoci una morale, o un futuro, buono o brutto che sia, già disegnato. Ma quel pianto a cui finalmente Manuel si lascia andare, quel timore di vivere e non farcela, quel “troppo di tutto” che a un certo momento, dopo tanti silenzi, esplode, ci rimarrà per sempre dentro. Un piccolo grande film, cerchiamo di non perderlo di vista.