Memorie di un assassino, il criminal thriller di Boong Joon Ho. La recensione

Sull'onda del successo travolgente di Parasite, la Academy Two recupera e propone in sala il film che ha rivelato la potenza espressiva del regista sudcoreano

Una scritta introduce: “Una storia reale di una investigazione criminale durante la dittatura”.

Corea del Sud, 23 ottobre 1986 (ultimo anno del regime autoritario di Chun Doo-hwan). Nel cuore della campagna, assai lontano dalla capitale, mentre infuriano gli scontri tra la polizia (particolarmente brutale) e i movimenti di protesta, il cadavere di una donna, legata e stuprata, viene trovato in un canaletto di scolo. E’ solo l’inizio di una esasperata e frustrante indagine. Ai detective locali, Park Doo-man e il manesco Cho Young-koo, si aggiunge da Seoul il collega Seo Tae-yoon. I tre ovviamente faticano a legare, almeno all’inizio e invano il sergente Shin Dong-chul cerca di coordinarli.

Mentre si moltiplicano le vittime, si evidenziano alcuni tratti comuni che riconducono ovviamente a uno stesso serial killer stupratore, lucido ed efferato: tutte indossavano vesti rosse, gli stupri-assassinii avvengono nelle serate di pioggia e, cosa molto curiosa, ai crimini si accompagna una lacrimosa canzone, “Lettera triste”, eseguita su richiesta da una radio. Ma basterà a trovare il colpevole? Tra clamorosi errori e violenze, finalmente i tre si concentrano su un sospetto credibile.

Sull’onda del successo strameritato e travolgente di Parasite, la Academy Two recupera e propone in sala il film che ha rivelato la potenza espressiva di Boong Joon Ho nel lontano 2003, Memory of Murder, premiato in quell’anno a San Sebastian e al Torino Film Festival (tra l’altro). Sicuramente uno – per noi il più bello – dei migliori criminal thriller di quel decennio, un dramma capace di precipitare i suoi protagonisti in un labirintico incubo che può condurre solo oltre (quasi) a ogni etica, in cui tutti i caratteri si esacerbano e si trasformano.

La sublime maestria (sì, già allora!) di un regista all’epoca 34enne costruisce una storia in cui il particolare della vicenda non perde mai di vista il contesto dell’epoca e delle mentalità dei personaggi (il regista lo ha definito un “thriller pastorale”), amministrando come un compositore il susseguirsi di scene potentissime, di capitoli strazianti e impressionanti, con altri di spicciolo quadro d’epoca a lasciar decantare la tensione.

In più, da consumato “metteur en scene” qual allora era inimmaginabile che fosse (eppure…), usa l’ambientazione locale come forte caratterizzazione emotiva, sottolineando lo sconcerto di un ambiente di campagna di fronte alle atrocità, cui tutti sono impreparati (ammirate le inquadrature a campi lunghi e le carrellate con cui vengono filmati i ritrovamenti dei cadaveri nei campi e le goffe e inefficienti mosse della polizia).

Grandissimo cinema e noi tra l’altro riconosceremo nel detective Park l’attore feticcio di Boon Joon Ho, ovvero Kang- Ho Song, qui poliziotto country dai difetti grandi come le sue qualità e in fondo la sua umanità.

Il film è “basato” su come furono effettuate le indagini al tempo, sceneggiando dai reportage pubblicati sul Kyung-in Daily News, non segue i fatti passo dopo passo (e ci mancherebbe!). Per gli amanti della cronaca nera, aggiungeremo che ora pare che la polizia di Gyeonngi abbia davvero scoperto l’autore di quei crimini (in tutto 10 stupri e omicidi), ben trent’anni dopo. Si chiama Lee Chun-jae e si trovava già in carcere dal 1994, colpevole di aver violentato e ucciso la cognata (nello stesso modo che si racconta nel film).

Insomma, quasi inutile aggiungere che si tratta di un capolavoro, imperdibile non solo per gli amanti del noir.

Colpo di fulmine

IL TRAILER DI MEMORIE DI UN ASSASSINO

Dopo gli Oscar e Parasite, al cinema Memorie di un assassino di Bong Joon-Ho. Trailer