Metti la nonna in freezer, il ritorno di Barbara Bouchet: «Finalmente faccio la vecchia»

Le attrici sue coetanee hanno paura di sembrare troppo anziane sullo schermo. Barbara Bouchet, che a Ferragosto compirà 74 anni, ha il problema contrario: «Ho passato tutta la mia vita come sex symbol e diva bellona, adesso dico: ragazzi, basta. Datemi ruoli per la mia età». Barbara ha attraversato da icona di seduzione tanti cult del cinema italiano, dalla commedia sexy al poliziottesco (come dimenticare la sua ipnotica danza nel night club di Milano calibro 9?), al thriller (la sua apparizione più conturbante: nuda su una chaise longue in Non si sevizia un Paperino). In Metti la nonna in freezer, al cinema dal 15 marzo, per la prima volta la vediamo anziana, con rughe e gonnellona a fiori.

È vero che lei avrebbe detto: «Finalmente mi chiamano per fare la vecchia»?

Certo! Vedo le mie colleghe, come Catherine Deneuve, Charlotte Rampling in Hannah, Helen Mirren in Ella & John, che hanno bellissimi ruoli per la loro età. Quello in Metti la nonna in freezer non è un ruolo molto grande, ma spero sia l’inizio di un futuro diverso in cui mi propongono anche donne mature, con una vita da raccontare.

Barbara Bouchet (foto di Roberto Chiovitti)

Come vive il passaggio del tempo?

Finché la salute mi regge, benissimo. Nella vita mi mantengo bene, produttori e registi non riescono a immaginarsi che “la Bouchet” possa interpretare un’anziana. Ma il resto l’ho già fatto. Un regista addirittura ha detto che sono troppo rifatta: macché, forse sono l’unica rimasta con la sua faccia originale!

Il ruolo del sex symbol l’ha ingabbiata anche da giovane?

Ho fatto vari tipi di film, dalla commedia sexy ai poliziotteschi, dal giallo a Per le antiche scale di Mauro Bolognini con Mastroianni. Però un’attrice deve fare anche diverse tipologie di ruolo, mentre si resta sempre incastrati in quello che si è fatto meglio.

Per questo ha lasciato presto il cinema?

Avevo 39 anni. Mi sono detta: non posso più fare il simbolo del sesso, ma neanche la donna matura. Così ho aperto la mia palestra, fatto trasmissioni Tv. Tutta un’altra vita. Pensavo di uscire dal cinema per dieci anni e sono rimasta fuori per venti. Poi è arrivato Martin Scorsese a Roma per Gangs of New York e ho chiamato per propormi.

E com’è andata con Scorsese?

Incredibile. Mi ha detto: «Grazie signora Bouchet di aver accettato un piccolo ruolo con poco dialogo. Ho visto tutti i suoi film». Anche lui, come Tarantino. Non ci potevo credere. Dopo il film con Scorsese pensavo di rientrare alla grande. Invece niente. Nel frattempo è arrivata la televisione, ma tutti mi vedevano come una del passato e ho dovuto ricominciare dall’inizio: condividevo il camerino, ero pagata al minimo. Pian piano ho risalito le scale, accettando anche ruoli minori. Poi con Ho sposato uno sbirro è tornato il successo.

Anche in teatro, da più di tre anni…

Prima in Tre donne in cerca di guai con Iva Zanicchi e Corinne Cléry, adesso in Quattro donne e una canaglia: sempre sold out.

Cos’è cambiato oggi nell’idea del sex symbol?

Non ne vedo più, almeno al cinema. Le ragazze bellissime dell’Isola dei famosi, di Uomini e donne, non hanno grandi chance di una carriera basata su quello. Quando diventano famose sono sfruttate fino all’osso, e avanti la prossima. Sono sex symbol usa e getta. Gli anni ‘70 e ‘80 invece erano un’epoca fortunata in cui i film venivano costruiti intorno al sex symbol. E si entrava nella storia del cinema.

I segreti di Birgit: ecco come la nonna è finita nel freezer: