San Donato Beach – Recensione – TFF38

Una carrellata di volti e storie raccolte durante una torrida estate in uno dei quartieri più popolari di Bologna

San Donato Beach

Per chi non conosce Bologna, San Donato è un trapezio che si trova alle spalle della stazione centrale, un po’ spostato a destra dopo il ponte via Stalingrado. Proprio l’arteria di rossa memoria è una dei due assi che racchiude il cuore di San Donato, l’altro è la via che porta il nome del quartiere, ma che una volta era in realtà un prolungamento di Via Zamboni. In San Donato c’è anche Via Paolo Fabbri, quella cantata da Guccini il cui campanello era al 43, ma già lì è un altro pianeta.

San Donato è un quartiere popolare, una volta si sarebbe detto proletario, oggi il politicamente corretto forse considererebbe il termine insultante. Ma tant’è, di questo si parla.

Sempre se non siete pratici del luogo, dovete sapere che a Bologna non solo nel centro non si perde neanche un bambino, ma che in estate fa un caldo irreale, è come vivere  in un casco da parrucchiere degli anni Settanta. E stranamente il tempo a San Donato sembra proprio essersi fermato a quel periodo lì, per il quartiere e per le persone che lo vivono.

San Donato Beach, vite interrotte

In una torrida estate, il regista Fabio Donatini racconta le storie di sei personaggi, che trovano un autore ma hanno perso loro stessi, chi per una ragione, chi per un’altra. Andrea è malato di gioco d’azzardo, Reza ha perso l’amore, Patrizia è un’anima in pena, depressa, emarginata, senza un posto nel mondo. C’è chi ha un dolore incurabile, chi vuole solo un po’ di compagnia, chi è felice nonostante tutto. San Donato è un piccolo mondo, pieno di solitudini estive, che come tutto quello che si vede dopo il lockdown del 2020 sembra essere premonitore, ma soprattutto rivelatore di una condizione umana collettiva ben più tragica di quello che ci raccontiamo.

San Donato Beach è un documento toccante e vero, poetico ma anche insostenibile per il dolore di cui è permeato e a cui non si possono voltare le spalle. Una sofferenza alleviata dai classici della musica italiana che una volta erano colonna sonora, attraverso i juke boxe, dei bar della riviera.

La spiaggia di San Donato è fatta di cemento, Rimini e Riccione non sono a un centinaio di chilometri, ma dall’altra parte della Luna.