Spider-Man: Far From Home, il supereroe teenager in vacanza a Venezia

Usa, 2018 Regia Jon Watts Interpreti Tom Holland, Jake Gyllenhaal, Zendaya, Cobie Smulders, Marisa Tomei, Samuel L. Jackson, Michael Keaton, Angourie Rice, Remy Hii, Martin Starr, Numan Acar, Tony Revolori, Jacob Batalon, Hemky Madera, J.B. Smoove Distribuzione Sony Pictures Italia/Warner Bros. Pictures Italia Durata 2h e 15′

Al cinema dal 20 luglio 2019

LA STORIA – Dopo i terrificanti eventi narrati in Avengers: Endgame, la Terra ha ripreso il suo tran tran, quasi normalmente. Diciamo quasi perché, a cinque anni dall’Apocalisse sfiorata, mentre i superstiti sono logicamente invecchiati, i ritornati dal nulla, chiamati i “riblippati”, sono stati praticamente ridati come erano prima. In più, ai piani alti di quelli che ci difendono e proteggono, si lamenta una forte carenza di super-eroi; gli Avengers sono sciolti, morti o dispersi, e Tony Stark-Iron Man ha di fatto lasciato all’Uomo Ragno il lascito della sua eredità ipertecnologica.

Peraltro, alle sorti dell’umanità Peter Parker sembra al momento anteporre i suoi bisogni: innamorato cotto della coetanea MJ, ignora gli assillanti appelli di Nick Fury, preferendogli una bella gita scolastica oltreatlantico, prima tappa Venezia, lasciando al misterioso Mysterio, proveniente da una Terra parallela (tra l’altro così ribattezzato proprio dai compagni di Peter), il compito di battersi contro creature elementali (Terra, Aria, Acqua, Fuoco) che seminano terrore e distruzione. Ma quando dalla laguna affiora un furioso titano acquatico a distruggere monumenti e case (ponte di Rialto compreso), Peter non potrà non intervenire.

L’OPINIONE – Ci limitiamo a raccontare qui solo la prima parte di un bel due ore abbondanti dell’ultima tappa (ovviamente, questo solo in ordine di tempo) della factory (la Marvel) più produttiva e prolifica della storia del cinema, giunta a 23 titoli. Perché altrimenti ci addentreremmo in un viluppo che, tra colpi di scena, rivelazioni e intorcinamenti di trama, saremmo laidamente colpevoli di spoiler e procurata privazione di effetto sorpresa ad anticipare. Di sicuro, il regista Jon Watts (lo stesso di Spider-Man Homecoming) ha scelto di barcamenarsi tra la dimensione della teen comedy (piuttosto divertente e qua e là raffinatamente autoironica) e il fanta-action più fastoso a effettacci rutilanti, a servizio ma volentieri anche dentro lo stesso plot narrativo.

Di fatto, un ben servito alle dimensioni più epiche e tormentate del mondo dei super-eroi adulti (e questo può essere per qualcuno un indubbio limite, ma soprattutto indica le intenzioni, target compreso, della produzione), a favore di una dinamica, almeno nella prima parte, commedia farcita di macchiette, gaffes imbarazzanti dei personaggi, romanticismo perbene (i baci sono solo bacetti e la relazione tra la folgorante zia Mae di Marisa Tomei e il massiccio Happy Hogan di Jon Favreau è più che altro fonte di pudibondi imbarazzi infantili e qui pro quo).

Il 23 enne Tom Holland, a cui gli sceneggiatori han fortunatamente tolto certi atteggiamenti verbali da bulletto delle puntate precedenti, si impegna a mostrare la normalità di un adolescente imbranato alle prese con la pubertà. Il suo innamoramento per la finto-spigliata MJ, interpretata da Zendaya – stessa età di Tom – star partorita da Disney Channel, ruba tutte le caratteristiche proprio di quelle love story all’acqua di rose dei canali tv a tema.

Ad ogni modo, molte battute sono azzeccate (la migliore? Per noi è quella che spara il suo amico entusiasta Ned, al secolo Jacob Batalon, sottilmente autoironica anche se il personaggio non lo sa: “gli europei adorano gli americani!”). E se il nuovo entrato Jake Gyllenhaal e Samuel Jackson lavorano secondo copione, sono piuttosto i tanti comprimari che danno sapore e ricchezza a un kolossal non sempre compatto e avvincente come si vorrebbe. In più, restando nel positivo: tanto bel turismo da “vacanze matte” (Venezia, Praga e Londra su tutto) e una colonna sonora di successi d’epoca assolutamente deliziosa e “colta”, con Stella stai di Tozzi, Amore di tabacco di Mina e Bongo Cha Cha Cha (sigh!) di Caterina Valente, a caratterizzare il segmento italiano.