“STOP ALLA COMMEDIA”

I Mostri E se per una volta il governo varasse una legge che proibisse agli italiani di produrre e dirigere commedie per – diciamo – i prossimi due anni? Un testo a sorpresa, un decreto ingiuntivo, una proroga (negativa) al milleproroghe… L’importante è l’effetto: basta commedia, due anni di stop per disintossicare lo spettatore e costringere registi, sceneggiatori, attori e naturalmente produttori, a cercare altre strade espressive. Una soluzione troppo radicale? Non direi, perché se guardiamo con un occhio distaccato che tipo di commedie sono arrivate sui nostri schermi in questo ultimo anno, vengono i brividi. Davvero ce n’è una da salvare al 100 per cento? Forse sono troppo pessimista, ma mi sembra che il livello della qualità si sia tragicamente inabissato. E per favore non tirate fuori il solito luogo comune che i critici non amano le commedie perché non sanno ridere. È una di quelle trovatine retoriche inventate da chi ha abdicato a qualsiasi impegno critico e pensa di farsi bello con un po’ di superficiale anticonformismo. Le belle commedie piacciono (mi piacciono) eccome, solo che non ne vedo più da troppo tempo.

Amici mieiTra l’altro, che oltre ai «critici parrucconi», di certa produzione italiana si sia stancato anche il pubblico, sono lì a dimostrarlo i dati degli incassi dell’ultimo anno: meno 6 per cento per le presenze e meno 7 per cento al box office, nonostante siano cresciuti i film usciti nelle sale – in assoluto e rispetto alla sola quota italiana – e siano aumentati persino i film in 3D, che notoriamente servono solo a drogare il botteghino. Niente, i rilevamenti Cinetel (che ormai coprono il 95 per cento delle sale nazionali) dichiarano un tragico 91 milioni e mezzo di biglietti venduti (nel 2013 erano 97 e mezzo) con la produzione italiana che è scesa dal 31,16 al 27,76 del mercato (parlo di presenze), incapace di approfittare dell’anno di crisi – creativa e produttiva – del cinema americano, anche lui in ribasso di quattro punti. In altri Paesi i cinema nazionali hanno saputo approfittare di questo momento di stanca di Hollywood.

Signore & signori In Italia, sicuri che il pubblico fosse sempre disposto a digerire ogni scemenza spacciata per commedie, siamo precipitati tra gli ultimi. Certo, le spiegazioni di questa crisi sono molte, a cominciare da una professione che vuole mettere la testa sotto la sabbia per non vedere. E infatti, comunicando i dati del 2014, produttori, distributori ed esercenti si sono affrettati a dedicare metà del comunicato ufficiale al fatto che i primi giorni di gennaio 2015 facevano segnare una decisa inversione di tendenza, pronti a sognare magnifiche sorti e progressive per una industria che invece negli ultimi anni ha saputo soprattutto lamentarsi (per esempio del fatto che a maggio tutti tirano i remi in barca e per tre/quattro mesi nessuno offra prodotti interessanti ma solo fondi di magazzino: ogni anno in sede di bilanci tutti promettono di cambiare strategie e ogni anno ci si ritrova daccapo). Ma nessuno mi toglie dalla testa che seper un paio d’anni tutti fossero obbligati a cercare strade diverse da quelle commedie riciclate e stracche che ci sono state propinate ultimamente, forse il cinema italiano ritroverebbe forze e coraggio. Quando la commedia all’italiana (quella vera) impazzava, Sergio Leone non ha cercato di fare l’ennesimo clone, si è inventato un altro tipo di cinema. E il pubblico ha premiato tutti, Monicelli, Risi, Germi ma anche Leone. Meditate gente, meditate…