TFF2015: “FAHRENHEIT 451” E L’EVOLUZIONE DEL CINEMA FANTAPOLITICO

Nella bellissima retrospettiva del Torino Film Festival “Cose che verranno”, dedicata ai grandi classici che si occupano di futuri distopici, non poteva mancare il capolavoro di François Truffaut 

Fahrenheit 451Fahrenheit 451 di François Truffaut è uno dei titoli presenti nella bellissima retrospettiva del Torino Film Festival “Cose che verranno”, dedicata ai grandi classici che si occupano di futuri distopici. Per questo, potrebbe essere interessante riflettere sul tema della libertà intellettuale nel cinema e domandarsi se sia ancora una questione affrontata dai grandi cineasti contemporanei. Nel film, tratto dal capolavoro letterario di Roy Bradbury, il potere totalitario nega la libertà intellettuale e impone attraverso la televisione un appiattimento culturale omogeneo tra tutti gli individui: la pellicola, girata nel 1966, denunciava apertamente una società che stava dirigendosi verso l’età d’oro della televisione e dichiarava in maniera esplicita la sua paura per l’influenza comunista. Per quanto sia certamente fuori discussione l’importanza di Fahrenheit 451 nella letteratura mondiale e nell’evoluzione del cinema fantapolitico, è interessante chiedersi se oggi sia ancora lecito parlare di totalitarismi, almeno nel mondo occidentale, di limitazioni o di censure alla creatività dell’intelletto e alla diffusione delle opere d’ingegno.

Fahrenheit 451A tal proposito, proprio il genere della fantascienza ha abbandonato questi temi per approdare a riflessioni sull’incontrollato flusso di informazioni dovuto all’esplosione della realtà virtuale, alla spersonalizzazione causata non più da un potere politico anti-democratico ma dall’avanzamento della tecno-dittatura. Il lungimirante testo di Fahrenheit 451 non è arrivato al punto di ipotizzare un controllo dell’uomo da parte della “macchina”, che lo direzionasse e lo influenzasse nel suo processo culturale. Oggi, i lavori di Bradbury e di Truffaut appaiono ancorati alla realtà storica novecentesca e non possono più essere presi come punti di riferimento contemporanei, nel momento in cui l’illimitatezza della rete informatica impedisce di porre barriere virtuali all’accessibilità dei libri. Questo passaggio decisivo è ben rappresentato nel cinema da Matrix dei Wachoswski Bros. e da existenZ di David Cronenberg, entrambi del 1999, alle porte dell’incubo sventato del Millennium Bug. Da quel momento, il cinema ha cominciato a immaginare una realtà e una società sempre più stratificate, situate su più livelli, potenzialmente sempre più prive di recinzioni. Ulteriori esempi che testimoniano questo cambio di prospettiva sono sicuramente Avatar di James Cameron e Inception di Christopher Nolan: in entrambi, il virtuale predomina sul reale. Inoltre, entrambi i film riflettono sul pericolo della spersonalizzazione dell’individuo causato da un progressivo eccesso di opportunità. Un po’ l’opposto di Fahrenheit 451, che invece respingeva lo svuotamento culturale e intellettuale derivante dal monopolio della televisione e dal suo controllo politico e dittatoriale.

Emiliano Dal Toso