The Grudge, la recensione del reboot di un classico dell’horror

Diretto da Nicolas Pesce, è ispirato all'horror giapponese del 2000 intitolato "Ju-on" che divenne un cult

Dal produttore Sam Raimi, il reboot di un classico dell’horror, il Ju-On: The Grudge di Takashi Shimizu. Diretto da Nicolas Pesce, The Grudge con Andrea Riseborough, Demián Bichir, John Cho, Betty Gilpin, Lin Shaye e Jacki Weaver. The Grudge, la recensione:

Gran brutto caso quello affidato al detective, nonché madre single, Muldoon in quel di Cross River in Pennsylvania. Finisce infatti, su stimolo di un agente immobiliare, a indagare addirittura su una casa che pare essere infestata da presenze infernali e molto aggressive. Pare? “Sono andata nella casa, credo che qualcosa mi abbia seguito”. Infatti…

Potremmo definirlo reboot di un remake (!!!). C’era una volta, nel lontano 2000 un piccolo horror giapponese intitolato Ju-on (trad.: “rancore”) che divenne un cult. Tanto che il suo regista Takashi Shimizu lo rifece (non tale e quale ma quasi) a Hollywood col titolo tradotto di The Grudge e interpretato da Sarah Michelle Gellar, che ebbe a sua volta due seguiti.

Qui si resetta, si azzera e si ricomincia (mescolando due capitoli della saga), con la regia di Nicolas Pesce (l’interessante e premiato The Eyes of My Mother e poi Piercing), un tantinello meno ispirata rispetto all’originale. Non sempre nel cinema di genere “repetita iuvant”; anzi il dover sempre rifare lo stesso schema con gli stessi numeri da circo (l’inquadratura sul dettaglio seguito poi dallo spavento “spaventoso”, i suoni improvvisi da cardiopalma, le apparizioni da parossismo urlanti e colanti materia, i corpi nei sacchi che si muovono, le presenze inspiegabili nel mezzo di una strada) impone spesso al regista che vuole farsi conoscere il cercare una propria cifra personale.

Qui Pesce mescola le storie e i piani temporali abusando con il dark e confondendo così volentieri le coordinate dello spettatore. Meglio quindi non sforzarsi di capire e sedersi sulla seggiola come si fosse su di un ottovolante non particolarmente vertiginoso. Di buono comunque c’è che la produzione (in cui compare anche il guru Sam Raimi) mantiene effetti speciali, make up e cast a un livello più che decoroso.

Oltre ad Andrea Riseborough che quando non sta lì con la faccia di chi non sa che espressione fare è piuttosto brava e con bel curriculum (un premio a Berlino e poi buoni film – Birdman, W.E. – e ora presente sui nostri teleschermi con Zero Zero Zero), si riconoscono il messicano Demiàn Bichir (The Hateful Eight, il serial The Bridge e una nomination agli Oscar nel 2011 con Per una vita migliore), il sudcoreano John Cho (Star Trek), la grande Jacki Weaver (due nomination agli Oscar per Animal Kingdom e Il lato positivo) qui in ruolo decisamente sottostimato, più il veterano caratterista William Sadler (visto in decine e decine di film e qui con la faccia particolarmente deturpata). Riprese in Canada e segreta speranza di ripetere il colpo. Il rancore è un sentimento che non ha mai fine!

Voto: 2 stelle e mezzo