The Lodger: il capolavoro di Hitchcock su Jack lo Squartatore alle Giornate del Cinema Muto

Le Giornate del Cinema Muto di Pordenone, per la serata finale, hanno pensato giustamente al capolavoro del muto di Sir Alfred Hitchcok The Lodger (1927), con la partitura musicale appositamente scritta da Neil Brand ed eseguita dal vivo dall’Orchestra San Marco, diretta da Ben Palmer. E’ un’occasione rarissima per vedere ancora su grande schermo l’opera di uno di quegli Autori che han reso grande il Cinema, quindi un avvenimento straordinario, per noi irrinunciabile. Ma di cosa parla The Lodger e perché è così importante?

Non è la prima regia di Hitchcock, per la precisione è la terza dopo Il labirinto della passione (1925) e il perduto The Mountain Eagle (1926). Di sicuro però è il primo film “alla Hitchcock” (anche per opinione sua), un thriller che comincia a rivelarne gli interessi narrativi (a partire dallo studio dei meccanismi, anche collettivi, del sospetto) e a sviluppare quello che sarà il suo inarrivabile stile. The Lodger (sottotitolo: A Story of the London Fog), uscito in Italia con i titoli de Il pensionante o L’inquilino, è basato sulle gesta di Jack lo Squartatore ed è tratto da un romanzo di Marie Adelaide Belloc-Lawndes a cui produzione e autori provvidero ad aggiungerci un lieto fine di prammatica.

Le Giornate del Cinema Muto al Teatro Verdi di Pordenone

The Lodger: la storia

Mentre Londra vive nel terrore delle sanguinose imprese di un serial killer che si fa chiamare “Il vendicatore” e che sceglie come sue vittime solo donne bionde, uno strano personaggio prende alloggio nella pensione dei Bounting, a Bloomsbury. Si fa chiamare Jonathan Drew (lo interpreta Ivor Novello, allora autore, attore e cantante all’apice della fama), e il suo atteggiamento schivo e stravagante insospettisce da subito i locatari (ad esempio nasconde tutti i ritratti con raffigurate donne bionde, quando si muove si aggira con sciarpa e cappello celandosi il volto) che ne parlano con Joe, poliziotto nonché fidanzato della loro figlia. La quale, biondissima, appare invece molto colpita dal fascino tenebroso di Drew.

Geloso e professionale, Joe arresta Jonathan e si appresta a portarlo a Scotland Yard, senonché il sospettato con mossa repentina, riesce a scappare sia pure ammanettato. Inseguito da una folla inferocita, rimane agganciato a un cancello per colpa delle manette. Sta per essere linciato a morte, invano difeso da Joe, ma a salvarlo arriverà improvvisa la notizia che il vero Vendicatore è stato preso e arrestato. Nel finale, mentre nulla può ostacolare la sua relazione con Daisy, si scopre poi il motivo del suo comportamento bizzarro: la sorella, una bionda, è stata uccisa proprio dal serial killer e lui è giunto a Londra per vendicarsi.

Un melodramma costruito con sapiente suspence che ottenne un grandissimo successo, non solo in Inghilterra (Hitchock divenne in quell’anno il “più importante regista britannico” e il film fu definito “forse la miglior produzione britannica di tutti i tempi”). Ricorderà lo stesso Mago del Brivido, dopo aver ricordato i suoi debiti con il cinema espressionista tedesco, specie con Murnau: “In The Lodger sono stato costantemente animato dalla volontà di presentare per la prima volta le mie idee in forma puramente visiva… la prima inquadratura del film è la testa di una bionda ripresa mentre sta urlando: ecco come sono riuscito a fotografarla. Ho preso una lastra di vetro, ho messo la testa della giovane sul vetro, ho sparso i suoi capelli in modo che coprissero tutto il quadro e poi l’ho illuminata dal basso per ottenere che lo spettatore fosse colpito soprattutto dai capelli biondi”. Ecco! Da qui la sua poetica sempre attenta agli effetti emotivi e psicologici sullo spettatore si svilupperà progressivamente con “diabolica” fantasia e spaventosa conoscenza e controllo dei propri mezzi e dei propri fini. Era nato un genio del cinema ma già qualcuno se ne era reso conto.