Torino Film Festival, da Jojo Rabbit alla retrospettiva horror: tutti i film imperdibili

Si parte ufficialmente il 22 novembre con la satira antinazista di Jojo Rabbit di Taika Waititi, interpreti Scarlett Johanson e Sam Rockwell e si chiude il 30 con il divertissement giallo di Knives Out di Rian Johnson, con Daniel Craig, Michael Shannon e Jamie Lee Curtis. In mezzo uno splendido, saporito fritto misto di anteprime e classici, documentari e fiction, film corti e lunghissimi. Del resto i numeri del 37mo Torino Film Festival parlano chiaro: 149 lungometraggi, 11 mediometraggi e 31 cortometraggi. Tra i lunghi: 44 opere prime o seconde, 45 anteprime mondiali, 28 anteprime internazionali, 64 anteprime italiane. Questo è il frutto di una selezione tra più di 4000 film visionati.

Gli spazi in questa sede ci impediscono di dilungarci con una esposizione accurata del cartellone in cui pure, ovunque, si nascondono gioielli preziosi, tra sorprese e materiali di recupero (comunque su molti aspetti torneremo nei prossimi giorni). Intanto diremo che il Festival diretto da Emanuela Martini di certo sarà anche ricordato come quello in cui si è rivisto su grande schermo l’horror classico. A partire dal manifesto, con lo sguardo enigmatico e reso ancor più inquietante dal “dimezzamento” di Barbara Steele, meravigliosa regina del terrore, insignita con il Gran Premio Torino il 27 novembre con, a seguire, proiezione speciale dello straordinario La maschera del demonio (1960) di Mario Bava. Per proseguire con la retrospettiva, intitolata “Si può fare!” (citazione cult da Frankenstein jr. di Mel Brooks) e che tutto spiega con il sottotitolo: “L’horror classico, 1919-1969”: ovvero 36 titoli cronologicamente allineati da Il gabinetto del dottor Caligari (1920) di Robert Wiene a Barbara, il mostro di Londra (1971) di Roy Ward Baker. Inutile qui fare titoli, ci sono pressocché tutti quelli che contano nella magnifica storia dell’horror.

Infine, nella consueta sezione After Hours non mancano le primizie dell’orto, quelle freschissime di stagione. A parte la consueta notte horror il 30 a partire dalla mezzanotte, con Blood Quantum di Jeff Barbaby e The Lodge di Severin Fiala e Veronika Franz, intervallati dal super classico Il Mostro della laguna nera di Jack Arnold del 1954, verranno proposti titoli di paura e adrenalina garantita: Die Kinder der Toten di Kelly Copper e Pavol Liska, Metamorphosis di Hong-Sun Kim, Scream Queen! My Nightmare on Elm Street, documentario di Roman Chimienti e Tyler Jensen e poi, più sul versante fantascientifico: The Antenna del turco Orcun Behram, Starfish di A.T. White, Guns Akimbo di Jason Lei Howden, Dreamland del bizzarro Bruce McDonald.

In concorso, Torino 37, la giuria presieduta da Cristina Comencini e composta anche da Fabienne Babe, Bruce McDonald (vedi sopra), Eran Riklis (che presenta la sua tesa spy story Spider in the Web), Teona Strugar Mitovska (di cui il festival proietta la sua personale di 5 film, tra cui Dio è donna e si chiama Petrunya, successo alla Berlinale e di prossima distribuzione in Italia), dovrà scegliere tra opere prime e seconde in concorso di gran livello. Spiccano infatti titoli stuzzicanti, come Dylda di Kantemir Balagov (autore di Tesnota, uno dei più bei film dell’anno), Alginas bestias del cileno Jorge Riquelme Serrano, Le choc du futur di Marc Collin e Il grande passo di Antonio Padovan (già autore del simpaticissimo Finché c’è prosecco c’è speranza).

Batticuore e tensioni anche nella sezione Festa Mobile, da cui spilliamo il poliziesco (con brio) rumeno La gomera, il thriller L’inganno perfetto di Bill Condon, Mientras dure la guerra di Alejandro Amenàbar, due regie di Abel Ferrara, The Projectionist e Tommaso, mentre Asia Argento ci racconta in Frida, viva la vida di Giovanni Troilo, vita e passioni della popolarissima pittrice Frida Kahlo. Molta L’Italia presente: Magari di Ginevra Elkann, Lontano lontano di Gianni Di Gregorio, Easy Living di Orso e Peter Miyakawa, Simple Women di Chiara Di Malta, Nour di Maurizio Zaccaro, L’ultimo piano, con regia dei diplomati della scuola Gian Maria Volontè, Mi chiamo Altan e faccio vignette di Stefano Consiglio, Vaccini. 9 lezioni di scienza di Elisabetta Sgarbi.

Prima di congedarci, impossibile però non citare altri “classici” o straordinari lavori restaurati ri-proposti: Il ladro di bambini di Gianni Amelio, La grande strada azzurra di Gillo Pontecorvo, Troppo tardi ti ho conosciuta, film diretto nel 1939 da Emmanuele Caracciolo, partigiano e fucilato alle Fosse Ardeatine, quindi una giornata (il 25) dedicata a Mario Soldati, grande scrittore e cineasta tra l’altro torinese, con proiezioni e interventi e un seminario il giorno dopo.

Chiudiamo poi qui con una chicca prestigiosa: Carlo Verdone è stato chiamato in qualità di “guest director” a scegliere e presentare 5 suoi film del cuore. E non si tratta di titoli scontati, anzi, dei veri capolavori cinematografici come Viale del tramonto, Ordet, Divorzio all’italiana, Oltre il giardino, più un bellissimo film che in qualche modo lui quando organizzava da giovane la programmazione di un cinema, ha contribuito a valorizzare: Buon compleanno, Mr. Grape (titolo scelto proprio da lui!), con due giovanissimi Johnny Depp e Leo DiCaprio.